No alla privatizzazione dei trasporti pubblici

Sono in generale contro la privatizzazione dei servizi pubblici,
soprattutto quelli vitali come acqua, energia, sanità, istruzione,
trasporti.

Il motivo è semplice: un servizio pubblico non può permettersi di
fallire, come è concesso a un qualsiasi imprenditore privato, che se
sbaglia investimento e spende più di quello che guadagna, può
permettersi di fare bancarotta. Le conseguenze di tale bancarotta,
per quanto pesanti per l’impresa e per coloro che ci lavorano, non
ricadranno mai sulla comunità.

Il servizio pubblico no, non può permettersi di fallire, perché in
caso di problemi sarà comunque sempre coperto da una garanzia dello
stato. Come è giusto che sia.

Gli stati non sono poveri, lo sa bene il governo Monti che sta
salvando l’euro o l’Italia proprio tosando la ricchezza restante del
ceto medio, circa 20 milioni di italiani che nel 2012 e negli anni a
venire dovranno pagare salato il “lusso” di avere una casa o una
pensione e vedranno i prezzi moltiplicarsi a causa delle tasse
indirette, inique perché colpiscono tutti, ricchi e poveri.

Cosa succede se privatizziamo i trasporti pubblici e l’imprenditore
che li rileva fallisce?

Succede che l’imprenditore se la cava più o meno bene, se resta sul
lastrico può liberarsi di colpo di tutti i creditori, mentre lo
stato è costretto a intervenire coprendo le falle e il fallimento di
una gestione privata sbagliata. Quindi se l’imprenditore guadagna gli
utili sono suoi e dei suoi azionisti, ma se fallisce, i conti del
fallimento ricadranno sullo stato e dunque sulla comunità dei
cittadini.

Tutto ciò è fondamentalmente ingiusto.

Tanto vale che lo stato mantenga i servizi pubblici, anche perché
non si capisce come possano essere poco redditizi, se fanno gola alle
imprese private. E se dal servizio pubblico si possono anche ricavare
degli utili, perché noi, stato italiano, vogliamo regalarli a un
privato?

Tra i mezzi pubblici, il treno è quello che inquina di meno, chi
viaggia in treno da Napoli a Milano produce in media 31 kg di CO2,
contro i 76kg dell’automobile e i 115kg dell’aereo. Il treno dunque
inquina il 75% meno dell’aereo eppure il nostro governo non fa nulla
per promuovere questa forma di trasporto, anzi continua a punire chi
sceglie questo mezzo di trasporto.

E’ recente la scandalosa abolizione dei collegamenti ferroviari tra
la Calabria e il Nord Italia e la gravissima minaccia di
licenziamento di 800 lavoratori dei vagoni letto. E tutto ciò in
nome di una privatizzazione che non serve ai cittadini italiani,
distrugge occupazione, penalizza i viaggiatori e l’ambiente. Sembra
quasi che si faccia di tutto per scoraggiare il trasporto su ferrovia
a tutto vantaggio del trasporto su gomma e aereo.

A fronte di ciò si fa un gran parlare di alta velocità, proprio
mentre si affossa la rete ferroviaria vitale che non è certamente
solo il collegamento veloce tra Roma e Milano. E’veramente
paradossale che i collegamenti ferroviari anche con l’estero siano
stati progressivamente smantellati anziché potenziati. Solo venti
anni fa esistevano treni che collegavano direttamente  Roma con la
Germania, addirittura Ancona-Amsterdam. Ed erano servizi efficienti e
il viaggiatore veniva trattato con ogni cura, gli veniva persno
offerta la colazione gratis. Oggi le linee dirette con vagoni letto
sono state in gran parte abolite, anche se erano richiestissime.

Non si capisce perché il viaggiatore sia costretto a prendere
l’aereo anche per le tratte che potrebbero essere agevolmente
percorse in treno.

Invece di punire chi viaggia in treno nelle piccole e medie distanze,
lo si dovrebbe incoraggiare con incentivi e premiare la sua scelta,
più rispettosa dell’ambiente.

Certo il sistema ferroviario dovrebbe essere ristrutturato eliminando
sprechi e una gestione

inefficiente, e soprattutto la corruzione  che affligge le strutture
pubbliche, e che fa sì che la selezione del personale spesso
risponda a logiche clientelari e rappresenti soprattutto una
importante creazione di consenso per politici corrotti e imprenditori
disonesti.

Eliminando la corruzione alla fonte  potremmo finalmente selezionare
gli elementi migliori per le strutture pubbliche che potrebbero
funzionare al meglio e produrre servizi efficienti, lavoro,
ricchezza, occupazione.

Diciamo dunque no a una privatizzazione dei trasporti pubblici i cui
vantaggi per il cittadino e per le casse dello stato, nei paesi
europei in cui è stata realizzata, devono ancora essere dimostrati,
mentre gli svantaggi e i disservizi sono sotto gli occhi di tutti.

Potenziamo invece il trasporto di passeggeri e merci su ferrovia,
unico modo per rendere meno inquinante la mobilità e svolgere un
servizio utile per milioni di cittadini.

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