{"id":59,"date":"2009-12-19T22:55:08","date_gmt":"2009-12-19T21:55:08","guid":{"rendered":"http:\/\/silviaterribili.org\/blog\/wordpress\/?p=59"},"modified":"2009-12-19T22:55:08","modified_gmt":"2009-12-19T21:55:08","slug":"debito-pubblico-unanalisi-di-roberto-marchesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/silviaterribili.org\/?p=59","title":{"rendered":"Debito pubblico, un&#8217;analisi di Roberto Marchesi"},"content":{"rendered":"<table cellPadding=\"0\" cellSpacing=\"0\" border=\"0\" class=\"rqIndexDiv\" width=\"100%\">\n<tr>\n<td vAlign=\"top\">\n<p class=\"RqArtTitle\">Riporto un interessante articolo di Roberto Marchesi, pubblicato su Rinascita\u00a0<\/p>\n<p class=\"RqArtTitle\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"RqArtTitle\">&nbsp;<\/p>\n<p><font size=\"3\"><strong><span style=\"font-family: 'Arial','sans-serif'; background: #ffff66\" lang=\"EN-GB\">Roberto Marchesi<\/span><\/strong><span style=\"font-family: 'Arial','sans-serif'; background: #ffff66\" lang=\"EN-GB\"> \u00e8 scrittore, pubblicista e opinionista, esperto di politica, economia<span>\u00a0 <\/span>e finanza internazionale. E\u2019 tra l\u2019altro autore di \u201cScoprire un\u2019altra America\u201d e \u201cBuongiorno Italy\u201d. <o:p><\/o:p><\/span><\/font><span style=\"font-family: 'Arial','sans-serif'; background: #ffff66\" lang=\"EN-GB\"><font size=\"3\">Da alcuni anni vive nel Texas.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<table hspace=\"0\" vspace=\"0\" cellPadding=\"0\" cellSpacing=\"0\" align=\"right\">\n<tr>\n<td style=\"padding-bottom: 0cm; background-color: transparent; padding-left: 9pt; padding-right: 9pt; padding-top: 0cm; border: #f0f0f0\" vAlign=\"top\" align=\"left\"><span style=\"font-family: 'Arial','sans-serif'; background: #ffff66\" lang=\"EN-GB\"><font size=\"3\"><o:p><\/o:p><\/font><\/span>\u00a0<\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<p class=\"RqArtTitle\">Debito pubblico, il male non viene sempre per nuocere<\/p>\n<\/td>\n<td vAlign=\"bottom\" align=\"center\" width=\"22\"><a href=\"http:\/\/www.rinascita.info\/cgi-bin\/cogit_mail\/MTP-Pro.cgi\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" longDesc=\"invia\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rinascita.info\/images\/nav\/invia.gif\" alt=\"invia\" id=\"invia\" height=\"21\" width=\"20\" name=\"invia\" \/><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td vAlign=\"top\" class=\"IndexTxt\"><span class=\"rqArtByline\">Gioved\u00ec 17 Dicembre 2009 \u2013 10:22 \u2013 Roberto Marchesi<\/span><\/td>\n<td vAlign=\"top\" class=\"IndexTxt\" align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.rinascita.info\/cgi-bin\/cogit_print\/pf.cgi\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" longDesc=\"invia\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rinascita.info\/images\/nav\/stampa.gif\" alt=\"stampa\" id=\"stampa\" height=\"21\" width=\"20\" name=\"stampa\" \/><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<table cellPadding=\"0\" cellSpacing=\"0\" border=\"0\" width=\"100%\">\n<tr>\n<td vAlign=\"top\">\n<table cellPadding=\"0\" cellSpacing=\"0\" border=\"0\" class=\"rqArtPict\" align=\"left\">\n<tr>\n<td><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rinascita.info\/c_images\/icono\/0912\/onemil-1.jpg\" alt=\"Debito pubblico, il male non viene sempre per nuocere\" width=\"290\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<\/td>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<table cellPadding=\"0\" cellSpacing=\"0\" border=\"0\" class=\"rqIndexDiv\" width=\"100%\">\n<tr>\n<td vAlign=\"top\" class=\"IndexTxt\">\n<p class=\"rqArtTxt\">\n<p>Il titolo di questo articolo ricorda un notissimo proverbio che dice nella sostanza di riflettere bene prima di condannare in assoluto quello che ci appare come un effetto negativo, poich\u00e9 in alcuni casi potrebbe invece rivelarsi essere un effetto positivo, non chiaramente visibile a prima vista. Pu\u00f2 essere il caso del deficit nel bilancio degli Stati e su questo punto mi voglio soffermare. Il deficit di bilancio, negli Stati, \u00e8 giustamente considerato un peso per l\u2019economia del paese, ed \u00e8 normalmente da evitare poich\u00e9 si tratta di un debito a carico dei cittadini che presto o tardi dovr\u00e0 essere pagato, e che pi\u00f9 elevato \u00e8 e pi\u00f9 peser\u00e0 a lungo sui cittadini e sulle loro future generazioni.<br \/>\nNei casi dell\u2019Italia e degli Stati Uniti si tratta di un debito gigantesco: per l\u2019Italia sono oggi circa 1.800 miliardi di euro che, suddivisi per circa 60 milioni di cittadini fanno un debito di circa 30.000 euro a testa (ovvero, al cambio attuale di 1,5 dollari contro 1 euro farebbero, per gli italiani che vivono in Usa, circa 45.000 dollari a testa).<br \/>\nPer gli Usa invece il debito \u00e8 attualmente di 12.100 miliardi di dollari che, suddiviso sui circa 307 milioni di abitanti, fa circa 39.400 dollari a testa.<br \/>\nQuindi la dimensione debitoria dei due paesi, presa pro-capite, \u00e8 pressappoco simile, ma si tratta in entrambi i casi di un debito enorme, certamente preoccupante.<br \/>\nTuttavia mentre il debito pubblico statunitense \u00e8 cresciuto in modo esponenziale solo negli ultimi nove anni (a causa soprattutto di una folle politica di detassazione mantenuta anche in contemporanea alle ingenti spese delle guerre) che prosegue tuttora velocemente a causa degli impegni per fronteggiare la crisi, nel caso dell\u2019Italia si tratta di un debito molto pi\u00f9 vecchio, che la instabile e\/o populista politica dei governi succedutisi negli ultimi venticinque anni non ha potuto o saputo fin qui risolvere nemmeno in parte.<br \/>\nE\u2019 certo comunque, stando cos\u00ec le cose, che per un cittadino italiano, cos\u00ec come per uno americano, far nascere un bambino o una bambina e infilargli subito nel pannolone una cambiale da pagare di circa 30.000 euro o 40.000 dollari, non \u00e8 di sicuro un buon modo per augurargli una vita serena.<br \/>\nTuttavia una corretta politica di repulsione dall\u2019indebitamento non deve far ignorare le particolari sollecitazioni derivanti da situazioni economiche congiunturali, e perci\u00f2, sul debito pubblico, va detto qualcosa di pi\u00f9, ad evitare di considerarlo una specie di maledizione da cui liberarsi al pi\u00f9 presto e ad ogni costo. Il non far nulla sarebbe, per un responsabile dell\u2019economia, un errore imperdonabile, che potrebbe costare alle future generazioni ancor pi\u00f9 guai che l\u2019aumentare il debito.<br \/>\nSu questo punto controverso (non tanto per i comuni cittadini, che in genere non se ne occupano, ma per i politici, cui spettano le scelte in economia e che spesso sono i primi a non sapere che pesci pigliare) si sono pronunciati recentemente economisti di chiara fama, come i premi Nobel Krugman e Stiglitz e il prof. Frank, per dire che il danno maggiore, in questa fase di recessione, sarebbe quello che deriverebbe dall\u2019attuare adesso, subito, una politica di restrizioni che soffocherebbe ulteriormente l\u2019economia gi\u00e0 ansimante per la difficile fase congiunturale.<br \/>\nOltretutto significherebbe ignorare una esperienza che \u00e8 gi\u00e0 stata fatta (purtroppo) negli anni \u201820 e \u201830 quando, al fine di terminare la fase degli eccessi e avviare un ciclo virtuoso, \u00e8 stata immediatamente imposta una politica di rigore economico e monetario. Il risultato per\u00f2 \u00e8 stato invece quello di generare un lunghissimo periodo di recessione, poi definito \u201cdepressione\u201d.<br \/>\nIl debito pubblico, sia in Usa che in Italia, si \u00e8 incrementato negli ultimi dieci anni circa quasi esclusivamente per scelte politiche (la conquista di voti e poltrone) e non per ragioni economiche. In Usa almeno met\u00e0 dell\u2019attuale debito pubblico, generato dal costo delle guerre in contemporanea alla sostanziosa politica di detassazione (soprattutto dei ceti pi\u00f9 abbienti), si poteva evitare; e anche in Italia, nonostante il gi\u00e0 elevatissimo livello del debito pubblico, si sono succedute politiche di detassazione demagogica (p.es. la completa eliminazione della tassa di successione e dell\u2019Ici) e l\u2019assunzione di nuovi debiti allo Stato (p.es. Alitalia) che si potevano, se le ragioni fossero state esclusivamente economiche, tranquillamente evitare.<br \/>\nQuesti sono perci\u00f2 i classici casi in cui l\u2019aumento del debito pubblico ha motivazioni di natura quasi esclusivamente politica e sui quali doveva perci\u00f2 scattare la scure del rigore. Invece non \u00e8 stato fatto, sempre per ragioni quasi esclusivamente di interesse politico ed elettorale, producendo perci\u00f2 un grave danno all\u2019equilibrio economico-finanziario del paese e generando le cifre negative di cui sopra.<br \/>\nMa \u00e8 molto diverso il caso di quando il debito pubblico viene aumentato per avviare investimenti pubblici che possono generare migliaia di posti di lavoro i quali a loro volta generano maggiori consumi interni e rilanciano in modo diretto l\u2019economia del paese.<br \/>\nSi tenga conto che aumentare i consumi in una fase economica gi\u00e0 espansiva \u00e8 consumismo (che spinge tra l\u2019altro all\u2019aumento dell\u2019indebitamento privato), farlo invece in una fase di recessione \u00e8 saggia politica economica, perch\u00e9 evita di far entrare l\u2019economia in una spirale depressiva che pu\u00f2 essere anche molto lunga e dolorosa, pu\u00f2 arrivare a colpire tutte le fasce di reddito, non solo quelle delle categorie pi\u00f9 povere, e pu\u00f2 in definitiva mettere l\u2019intero paese in una fase di sofferenza generalizzata dalla quale sarebbe sempre pi\u00f9 difficile risollevarsi, soprattutto in questa fase nella quale la globalizzazione fa emergere nuove economie contro le quali diventa sempre pi\u00f9 arduo competere.<br \/>\nGli economisti hanno gi\u00e0 fornito diversi esempi di questa casistica: gli investimenti sulle opere pubbliche, sulla ricerca e sulle incentivazioni all\u2019occupazione sono un beneficio non solo per chi ne pu\u00f2 godere direttamente ma, per effetto della circolazione della moneta e dei beni, diventa un beneficio per tutto il paese.<br \/>\nIn questo senso quindi un oculato aumento della spesa pubblica non \u00e8 da considerare negativamente in quanto produce subito nel paese quella ricchezza che non solo consentir\u00e0 (con una politica fiscale oculata) di recuperare in fretta la maggiore spesa, ma anche di avviare per davvero, non appena sar\u00e0 finita la fase recessiva, una seria politica di rientro dall\u2019indebitamento pregresso.<br \/>\nSotto il profilo dell\u2019azione fiscale, pi\u00f9 che ad un gravoso incremento della tassazione progressiva sulle fasce pi\u00f9 abbienti occorrerebbe dare l\u2019avvio ad una seria politica fiscale mirata a colpire soprattutto quelli che sono gli effetti perversi della crescita nelle transazioni economiche e finanziarie (gli inglesi le chiamano \u201cPigovian taxes\u201d dal nome del suo ideatore, l\u2019economista inglese Arthur Cecil Pigou).<br \/>\nNella sostanza si tratta di disincentivare attraverso la tassazione quelle operazioni economiche e\/o finanziarie che, se lasciate libere nel mercato, producono effetti dannosi alle economie.<br \/>\nUn esempio pratico di questo tipo di azione \u00e8 stato negli anni passati la pesante tassazione delle emissioni di ossido di zolfo (che liberate nell\u2019atmosfera producevano le piogge acide). La tassazione ha costretto le aziende a trovare nuove forme di combustione che hanno ridotto drasticamente quel tipo di emissioni.<br \/>\nAllo stesso modo si potrebbero (e dovrebbero) tassare pesantemente i guadagni delle operazioni puramente speculative in borsa. In questo modo, oltre ad attivare un importante introito per gli Stati (che troverebbero finalmente le risorse per diminuire il debito pubblico o per finanziare opere di utilit\u00e0 sociale), si metterebbe anche un consistente argine al riformarsi di quelle \u201cbolle\u201d speculative che ormai, con sempre pi\u00f9 breve periodicit\u00e0, mettono in affanno e a grave rischio le economie dei paesi pi\u00f9 industrializzati<\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riporto un interessante articolo di Roberto Marchesi, pubblicato su Rinascita\u00a0 &nbsp; &nbsp; Roberto Marchesi \u00e8 scrittore, pubblicista e opinionista, esperto di politica, economia\u00a0 e finanza internazionale. 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