SWciopero generale del 25 giugno

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Italia dei Valori Olanda aderisce con convinzione allo sciopero generale indetto dalla CGIL per il 25 giugno 2010 contro la manovra finanziaria del governo, assolutamente inadeguata a fronteggiare la crisi e dare nuove speranze all’Italia.In alternativa proponiamo la nostra contromanovra di 65 miliardi, volta a innescare meccanismi virtuosi, colpire veramente l’evasione fiscale  e promuovere l’economia verde e lo sviluppo.Riteniamo fondamentale schierarci in ogni occasione dalla parte dei cittadini e dei lavoratori colpiti da una politica economica che toglie ai poveri per dare ai ricchi. Lamentiamo i fortissimi tagli nel settore della scuola, della sanità, della sicurezza, della tutela dei più deboli e dell’assenza di una qualsiasi politica volta a ridurre il fenomeno del precariato che colpisce le fasce più deboli ed esposte come le donne.Lamentiamo l’assenza di una politica di riconversione dell’industria nei settori veramente importanti per la società, e soprattutto nel campo delle energie rinnovabili e dell’agricoltura biologica, che potrebbero dare lavoro a centinaia di migliaia di persone e allo stesso tempo contribuire al risparmio energetico e alla riduzione dei gas serra.Lamentiamo la dissennata scelta per il nucleare a tutti i costi, azzerando il programma delle rinnovabili, imbarcandosi in spese dell’ordine di 4-5 miliardi a centrale, senza calcolare gli inimmaginabili costi di smatellamento e stoccaggio temporaneo dei rifiuti nucleari.Lamentiamo l’attentato alla sicurezza dei cittadini che deriva dalle leggi ad personam, in particolare dal ddl intercettazioni che attenta alla libertà di stampa e di informazione e danneggia fortemente la lotta alla criminalità organizzata, la legge sul processo breve che, per salvare il premier, cancellerà migliaia di processi negando giustizia alle migliaia di vittime di Eternit e alle vittime del disastro ferroviario di Viareggio e dei crolli di edifici pubblici in Abruzzo.Per tutte queste motivazioni, ci schieriamo al fianco della CGIL e dei lavoratori in una protesta che ci auguriamo coinvolga tutta la società la civile italiana, che in un momento di grave crisi finanziaria, ritrovi l’unità e l’entusiasmo per battersi pacificamente per un’Italia più democratica, più civile, più onesta.  

 

Tutta la UE vuole tassazione su transazioni tranne Berlusconi

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Da sempre abbiamo sostenuto la necessità di una tassazione delle transazioni finanziarie.

In un momento di gravissima crisi economica, in cui i governi tagliano su tutto, scuola, sanità, cultura, difesa del paesaggio e dell’ambiente non è giusto che i sacrifici vengano chiesti solo ai cittadini.

E’più che giusto che il mondo della finanza, a cui dobbiamo in gran parte le instabilità e le gravissime conseguenze delle speculazioni globali, venga corresponsabilizzato nella ricerca di fondi per permettere il superamento di una fase tanto delicata in cui ci ha trascinato tra l’altro la crisi dei mutui subprime, ascrivibile a una totale incotnrollabilità e autentica follia del libero mercato non tenuto a freno da nessun meccanismo di governo di un capitalismo senza volto umano.

Ebbene, i governi europei finalmente se ne sono accorti e praticamente all’unanimità i capi di stato e di governo, con in testa la Germania e la Francia, stanno ragionando su una tassazione delle transazioni finanziarie europea e auspicabilmente globale, che aiuti gli stati a alleggerire il carico dei tagli al momento gravanti solo come spada di Damocle sui cittadini e sui più virtuosi tra di loro, quelli che pagano le tasse.

Che cosa fa invece Silvio Berlusconi?

Esattamente il contrario. Pone il veto su una tassa europea sulle transazioni finanziarie. Cioè praticamente decide che la crisi non deve essere pagata anche dal mondo della finanza ma solo dai dipendenti pubblici, dai pensionati, dai precari, dai disoccupati, dai giovani in cerca di lavoro, dagli operai, dai piccoli imprenditori che pagano le tasse e non hanno aiuti di stato, insomma dai più poveri e dai soliti noti. I ricchi, il mondo della finanza, responsabile del capitalismo selvaggio, non deve contribuire al risanamento delle disastrate casse pubbliche.

In questo modo Silvio Berlusconi fa capire chiaramente da che parte sta.

Non con i cittadini, non con chi paga le tasse, non con chi non potrà andare in pensione perché non ci sono i soldi.

Un motivo in più per chiedere agli italiani che non se ne fossero ancora resi conto di chiedersi che cosa sta facendo questo governo per loro e valutare seriamente le proposte alternative di finanziamento della crisi, come la contromanovra di 65 miliardi proposta da Italia dei Valori o le ottime prosposte del gruppo Sbilanciamoci  (www.sbilanciamoci.org). Le alternative ci sono, diversamente da come vorrebbero farci credere in TV, la crisi ci offre paradossalmente la possibilità di cambiare rotta e puntare sull’economia verde, sullo sviluppo sostenibile e una gestione più responsabile e vorrei dire civile del capitalismo.

Informiamoci.

 

La nostra contromanovra di 65 miliardi

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Naturalmente la presidente Marcegaglia ha ragione quando dice che i tagli sono troppo poco consistenti e infatti noi di Italia dei Valori proponiamo tagli per 65 miliardi di euro.  Le cifre nel dettaglio si trovano qui.  http://www.antoniodipietro.com/2010/06/la_nostra_contromanovra.html   Consiglio alla Marcegaglia di leggerle e valutare se siamo sulla strada giusta o no.  Lo sciopero bisogna farlo perché i tagli voluti dal  governo penalizzano soltanto i poveri, i lavoratori dipendenti, gli anziani, i pensionati, i malati, le donne, i giovani, i disoccupati, i precari mentre quelli che proponiamo noi innescano un meccanismo virtuoso e danno una spinta verso il futuro.  Chi ama veramente l’Italia e i suoi 60 milioni di cittadini deve protestare contro la manovra governativa e chiedere che venga attuata una contromanovra alternativa come quella proposta da IdV.

 

Nasce LaQuinta, nuova magica TV dedicata alle donne

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 sesso

Nasce LAQuinta (Elementare), una nuova magica TV dedicata alle donne.

Non sto nella pelle dall’emozione. Finalmente uno spazio per noi tutte giovani aspiranti !Ma non tutte le donne, attenzione! solo le giovani tra i 15 e i 40 anni.

Ragazze ultraquarantenni, datevi pace, non siete più portatrici di contenuti rilevanti per questo nuovo giovane contenitore TV. Una giovane TV piena zeppa di giovani donne per la gioia dei vecchi produttori.

E non vogliamo sentir frignare le signore fuori target, che devono pur sempre rendersi conto che oltre i 40 una donna in fondo non è più neanche donna, no? Certo, non arriviamo al punto di chieder loro  di  sparire, siamo per natura generosi e gli concediamo pur sempre un diritto ad esistere ed eventualmente riciclarsi come uomo, o semmai dedicarsi ad altri hobby, come la lettura, la beneficenza, il giardinaggio perché no? Ma pretendere di avere un ruolo attivo in questa nuova magica giovane TV ci sembra francamente eccessivo. In questo nuovo fiammante contenitore che vi imbonirà con sapiente dolcezza, non mancherà lo spazio per la satira, certo, ma quella giusta, fatta da intenditori, non il ciarpame politicofilo spacciato dalle zitelle pensanti, da sempre invidiose di voi perché non hanno trovato marito.   Allora care giovani aspiranti che non aspettate altro che di potervi tuffare nel nostro fascinoso mondo mediatico,  LaQuinta vi ripropone in salsa nuova tutte le insulsaggini che vi eravate perse, affinché non vada perduto neanche l’ultimo granello di reality, l’ultima mirabolante gara canora o serie scema a voi dedicata.

La stagnazione della vostra intelligenza è un valore troppo importante per noi, saremo felici solo quando avrete imparato che il vostro cervellino in via di sviluppo non va fatto funzionare, perché potrebbe essere fomite di ansia e dissenso politico. Fermatelo prima possibile e abbandonatevi alla gioia del nostro sano intrattenimento pensato e sognato per voi! Vi aspettiamo!

 

In tutta l

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   In tutta l’Italia la parità di griglia è già oggi una realtà, che aspettiamo a solarizzarci ?      Sapete cos’è la grid parity? La parità di griglia? E’ il momento in cui la produzione di elettricità dal sole diventa concorrenziale rispetto alle altre fonti di produzione di elettricità.  Nella poco assolata Olanda si calcola che la parità di griglia sarà raggiunta tra 5-10 anni. In tutta l’Italia la parità di griglia è già oggi una realtà. Sapete quanti kw/ore produce il sole in un anno in Italia? Qualcosa come 1500-2000 kw/ore al mq. Quindi noi potremmo produrre energia elettrica a un costo inferiore a quello delle fonti convenzionali come gas e carbone semplicemente sfruttando l’insolazione di cui gode la penisola. Ebbene, con questi dati alla mano chiediamo che il governo italiano e le regioni passino da subito a produrre su vasta scala elettricità con il solare, che già da oggi è competitivo rispetto a tutte le altre fonti convenzionali. Ovviamente azzerando la follia nucleare che anche alla luce dei dati che sto fornendo sarebbe estremamente più costosa dei semplici pannelli solari diffusi su tutta la penisola, installati in ogni caso su tutte le nuove costruzioni e gli edifici pubblici.  I prezzi dell’elettricità continuano e continueranno ad aumentare a causa della sempre minore disponibilità di petrolio e gas naturale, del 30% di diminuzione di rendimento delle centrali a carbone per renderle meno inquinanti  e a causa della tassazione sulle emissioni di C02.Dall’altro lato, se aumenterà fortemente  la produzione di pannelli solari si creeranno considerevoli vantaggi di scala che contruibuiranno ad erodere i costi di produzione  e installazione. Oggi una famiglia che in Olanda vuole essere elettricamente autosufficiente ( e magari arrivare a restituire elettricità alla rete) deve spendere circa 15.000 euro per l’installazione di pannelli solari in grado di fornire 3500 kw/ora all’anno. In un futuro molto prossimo, se i pannelli solari saranno prodotti e installati su larga scala i costi si ridurranno in maniera esponenziale. Facciamo la scelta giusta per il nostro futuro e per la nostra autonomia energetica! Solarizziamo l’Italia! Solarizziamo l”Europa!     

 

Che ci guadagniamo dal federalismo fiscale?

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Che ci guadagniamo dal federalismo fiscale?   Sarei molto curiosa di capire quali vantaggi concreti arriveranno dal federalismo fiscale ai cittadini, dipendenti pubblici o pensionati, che pagano pesanti tasse su tutto senza godere di servizi adeguati. Quel federalismo tanto osannato dalla Lega Nord ma che lascia completamente indifferente un toscano o un umbro. Mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse in concreto in che modo il federalismo risolverà i problemi degli italiani.  Sarebbe bello capire che vantaggi trarremo, noi milioni di cittadini che pagano le tasse, dalla separazione delle carriere dei magistrati  o dalla riforma dei criteri di selezione dei membri del CSM che diventeranno sempre più succubi delle maggioranze governative.  Sarebbe bello infine capire perché Berlusconi vuole a tutti i costi l’elezione diretta del Presidente del Consiglio o del Presidente della Repubblica. Sarebbe bello capire che vantaggio trarremo dal rafforzamento dei poteri del premier soprattutto se quel premier già controlla tra l’altro 6 TV nazionali su 7 e può permettersi di telefonare a organi di garanzia per cancellare i programmi che non gli piacciono.  Di tutte queste priorità il comune cittadino non sa che farsene, anzi può solo temere che la propria libertà e i propri diritti costituzionali saranno sempre più  a rischio, se la democrazia viene sempre più scalzata per far posto a una gestione pubblica da fare invidia a don Rodrigo. Un mondo ingiusto e neofeudale in cui i potenti fanno quello che gli pare, mentre i poveracci come Renzo che vanno dall’avvocato per difendersi dai prepotenti, rischiano di essere loro stessi perseguitati invece che difesi.  E’ questa la società che vogliamo?  E’ questa l’Italia che vogliamo?  Un’Italia di pochi superpotenti e di tanti servi ubbidienti?  Solo di una cosa siamo certi. Se il governo renderà più difficili le intercettazioni, 60 milioni di italiani subiranno un danno incalcolabile in termini di giustizia e sicurezza negata.  Siamo sicuri che i cittadini italiani almeno di questo se ne renderanno conto e non accetteranno che venga in nessun modo intaccato un preziosissimo strumento nelle mani degli inquirenti. 

Sarebbe bello se gli italiani capissero che di tutte le priorità governative sopra riportate non ce n’è una che vada a diretto vantaggio dei disoccupati, dei precari, delle donne, dei giovani, degli anziani, dei malati, dei diversamente abili.

 

12 marzo: sciopero contro l’inadeguatezza della politica fiscale del governo

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Italia dei Valori Olanda aderisce con convinzione allo sciopero generale indetto dalla CGIL per il 12 marzo 2010 contro l’inadeguatezza della politica fiscale da parte del governo.Riteniamo fondamentale schierarci in ogni occasione dalla parte dei cittadini e dei lavoratori colpiti da una politica economica che toglie ai poveri per dare ai ricchi.In particolare chiediamo di ridurre il prelievo fiscale sui lavoratori e i pensionati, di aumentare il periodo in cui si riceve l’indennità di disoccupazione, di far crescere l’importo (attualmente 7-800 euro) della cassa integrazione e una diversa politica per l’accoglienza dei lavoratori immigrati dopo i gravissimi incidenti di Rosarno.Inoltre lamentiamo i fortissimi tagli nel settore della scuola, della sanità, della sicurezza, della tutela dei più deboli e dell’assenza di una qualsiasi politica volta a ridurre il fenomeno del precariato che colpisce le fasce più deboli ed esposte come le donne.Lamentiamo l’assenza di una politica di riconversione dell’industria nei settori veramente importanti per la società, e soprattutto nel campo delle energie rinnovabili e dell’agricoltura biologica, che potrebbero dare lavoro a centinaia di migliaia di persone e allo stesso tempo contribuire al risparmio energetico e alla riduzione dei gas serra.Lamentiamo la dissennata scelta per il nucleare a tutti i costi, azzerando il programma delle rinnovabili, imbarcandosi in spese dell’ordine di 4-5 miliardi a centrale, senza calcolare gli inimmaginabili costi di smatellamento e stoccaggio temporaneo dei rifiuti nucleari.Lamentiamo l’attentato alla sicurezza dei cittadini che deriva dalle leggi ad personam, in particolare dalla legge sul processo breve che, per salvare il premier, cancellerà migliaia di processi negando giustizia alle migliaia di vittime di Eternit e alle vittime del disastro ferroviario di Viareggio e dei crolli di edifici pubblici in Abruzzo.Per tutte queste motivazioni, ci schieriamo al fianco della CGIL e dei lavoratori in una protesta che ci auguriamo coinvolga tutta la società la civile italiana, che in un momento di grave crisi finanziaria, ritrovi l’unità e l’entusiasmo per battersi pacificamente per un’Italia più democratica, più civile, più onesta.  

 

I cittadini e la politica invasiva del governo

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Ho letto le dichiarazioni del 16 gennaio scorso di Luca Cordero di Montezemolo e mi piacerebbe commentarle.

Ovviamente il rappresentante degli industriali è tenuto a difendere gli interessi degli industriali, che sono una piccola percentuale dei cittadini.

Noi cittadini  abbiamo da parte nostra l’obbligo di difendere la classe dei cittadini, ben più vasta numericamente di quella dei grandi industriali, anche se putroppo politicamente meno tutelata.

I cittadini non possono essere tranquilli perché ogni giorno il governo ne sforna una nuova che va a loro svantaggio.

Prendiamo il processo breve. Una legge che serve a Berlusconi per difendersi dai tre processi in corso contro di lui: Mills, Mediaset e Mediatrade. Una legge che allo stesso tempo sancisce di fatto l’amnistia di migliaia di processi per reati gravissimi e di forte allarme sociale.

Possiamo dormire tranquilli, caro signor Montezemolo? No, non possiamo dormire tranquilli sapendo che centinaia di criminali e di mafiosi la faranno franca solo perché bisogna salvare il premier.

Prendiamo il folle piano nucleare del governo. E’ormai evidente che le regioni non accettano un’imposizione dall’alto di centrali nucleari o megadepositi di scorie tossiche o radioattive. E la costituzione attuale (che non sono ancora riusciti a stravolgere) riconosce alle regioni la piena facoltà di dire l’ultima parola sulle decisioni che riguardano il proprio territorio. Che fa invece il governo?

Incalza con i propri progetti nucleari unilaterali decisi a tavolino con il gigante francese EDF e le imprese italiane non nucleari che beneficeranno delle commesse senza tenere in minimo conto l’opposizione e il rifiuto totale che viene dai diretti interessati e cioè i cittadini e gli enti locali.

Non solo, ma invece di consultare i cittadini in sede elettorale e spiegare onestamente che il PDL e i partiti di governo difenderanno a spada tratta l’opzione nucleare, hanno cancellato il tema dal dibattito elettorale, per paura di perdere consensi. Dobbiamo fidarci di questi politici con la doppia agenda? Poi dopo le elezioni di marzo si scoprirà che i nuovi enti locali hanno deciso di accettare megacentrali e megadepositi di scorie radioattive sul proprio territorio. E i cittadini non avranno più la possibilità di ribellarsi.

Dobbiamo dormire tranquilli, signor Montezemolo?

Dobbiamo raddoppiare le dosi di anestetico che la TV  già ci propone in dosi massicce 24 h su 24?

Un ultimo esempio. Berlusconi promette un abbassamento delle tasse e poi se lo rimangia qualche ora dopo. Le sembra corretto prendere in giro i cittadini in questo modo?

Non solo, ma le tasse indirette e le tasse locali continuano a ad aumentare paurosamente, a fronte di un servizio che non c’è. La bolletta della luce continua a essere salata anche perché ci fanno pagare 400 milioni per lo smantellamento del vecchio nucleare (immaginate quindi quanto dovremo pagare in futuro per lo smantellamento delle nuove 8 centrali). Le banche continuano a dare interessi risibili ai risparmiatori e quei pochi interessi vengono tassati al 27%!

Di questo non se ne parla mai. I grandi evasori all’estero e i grandi riciclatori di denaro usufruiscono di uno scudo fiscale e pagano il 5% di tassa, i poveracci pagano invece il 27% sui loro sudatissimi e onesti risparmi.

Le sembra giusto?

Dobbiamo dormire tranquili signor Montezemolo?

E che dire della nuova legge che regalerà 300 milioni di euro alla SIAE togliendoli a chi acquista cellulari, PC, pennette USB?

E che dire dei provvedimenti volti a limitare la libertà di espressione sul web?

Non è la politica a essere invasiva, ma lo strapotere delle lobby che governano l’Italia e pensano solo ai propri interessi che costringe i cittadini che vorrebbero starsene tranquilli, lavorare e occuparsi di cose belle, come la cultura e l’arte a esser continuamente sul chi va là e tenere d’occhio l’azione di politici e governanti.

Se Berlusconi fa soltanto le leggi per sé, abbiamo il diritto e il dovere di intervenire e chiedere il rispetto della Costituzione e dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

E’ nostro obbligo  esprimere ogni giorno un parere in difesa degli interessi dei cittadini, in ogni caso dei 60 milioni di cittadini italiani.

I cittadini hanno il diritto a essere pienamente informati di ciò che il governo decide per loro e se queste decisioni non vanno a loro vantaggio, hanno il pieno diritto di criticarle.

Lei difende in primo luogo gli interessi dei grandi industriali, signor Montezemolo.

Noi difendiamo gli interessi e il diritto all’informazione della classe dei cittadini, 60 milioni di persone.

Lasciateci fare il nostro lavoro.

www.asca.it

16-01-10
(ASCA) - Napoli, 16 gen - Un giudizio ‘tranchant’ sulla politica italiana e l’auspicio di una trasformazione in ”forza tranquilla capace di rassicurare i cittadini”.Questo, in sintesi, il giudizio di Luca Cordero di Montezemolo che oggi a Napoli ha tenuto la prima iniziativa di Italia Futuro in citta’, la prima anche dopo la presentazione ufficiale della fondazione a Roma il 7 ottobre scorso. Il ragionamento di Montezemolo e’ semplice: ”La politica sta invadendo tutti i settori della societa’ civile.E’ pervasiva, ingombrante, alla ricerca del controllo e del consenso a tutti i costi. Eppure non riesce a decidere, a dare un senso di ‘vision’, di obiettivi, di una vera direzione di marcia”. Al Paese serve una politica che non sia schiava del consenso, che ricerchi soluzioni piu’ efficaci per i cittadini e, soprattutto che decida”.

L’auspicio, dunque, e’ che ”la politica diventi una forza tranquilla, come nelle grandi democrazie occidentali, e non si limiti ad usare il potere per governare, ma riesca ad imprimere una direzione di marcia, un grande concetto di cambiamento; che sia capace di parlare non con annunci, spesso senza seguito, ma con una forza che stemperi la tentazione continua di fomentare il conflitto e di alzare la voce, di gettare benzina sul fuoco. Una politica in grado di rassicurare i cittadini in un Paese dove quando ci si confronta in politica non c’e’ pacatezza ne’ riconoscimento reciproco”.

 

Cittadini puniti con nuova tassa su cellulari, PC, chiavette USB

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Cittadini puniti con nuova tassa su cellulari, PC, chiavette USB

 

Sono sempre stata molto critica nei confronti del berlusconismo e ritengo che Silvio Berlusconi non avrebbe mai potuto candidarsi essendo il padrone di 3 TV nazionali per un evidente e macroscopico conflitto di interessi.

Ritengo immorale che oggi il premier si stia dando disperatamente da fare per salvarsi dai processi Mills, Mediaset e Mediatrade invece di occuparsi del bene del paese e dei suoi 60 milioni di cittadini.

Ritengo che sia pura follia perseverare nel piano nucleare quando continuiamo a pagare 400 milioni di euro sulle bollette elettriche per smaltire le scorie del vecchio nucleare.

Invece di investire nella green economy come stanno facendo tutti i paesi avanzati, creando in Italia un milione di posti di lavoro, il governo italiano continua assurdamente a perseguire un antistorico piano atomico.

 

Tuttavia mi rendo conto che queste considerazioni interessano poco l’elettore medio berlusconiano, che è contento così,  non si preoccupa del conflitto di interesse, delle leggi ad personam, della follia nucleare,  e continua a votare Berlusconi ed essere convinto che il premier stia lavorando per gli italiani.

 

Mi chiedo cosa dirà oggi l’elettore medio berlusconiano quando scoprirà che è in arrivo una tassa su cellulari, PC, chiavette USB, qualsiasi strumento ad alta tecnologia dotato di memoria elettronica.

Un tassa che preleverà qualcosa come 300 milioni di euro dalle tasche dei consumatori per riversarli in quelli della SIAE.

Sbaglio o il premier aveva promesso di abbassare le tasse?

Ora non solo non le abbassa, ma introduce nuove tasse (chiamate “equo consumo” tanto per aggiungere la beffa al danno)  per punire tutti i cittadini, visto che ormai un cellulare ce l’hanno tutti.
Sono curiosa di sapere che cosa pensano di questa nuova  tassa gli elettori del PDL.

 

 

 

 

 

 

Fonti:

http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/01/15/news/tassa_pc_telefonini-1953830/

http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Nuova+tassa+su+cellulari%2C+pc+e+decoder%3A+protestano+consumatori+e+produttori&idSezione=5463

 

Debito pubblico, un’analisi di Roberto Marchesi

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Riporto un interessante articolo di Roberto Marchesi, pubblicato su Rinascita 

 

 

Roberto Marchesi è scrittore, pubblicista e opinionista, esperto di politica, economia  e finanza internazionale. E’ tra l’altro autore di “Scoprire un’altra America” e “Buongiorno Italy”. Da alcuni anni vive nel Texas.

 

Debito pubblico, il male non viene sempre per nuocere

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Giovedì 17 Dicembre 2009 – 10:22 – Roberto Marchesi stampa
Debito pubblico, il male non viene sempre per nuocere

Il titolo di questo articolo ricorda un notissimo proverbio che dice nella sostanza di riflettere bene prima di condannare in assoluto quello che ci appare come un effetto negativo, poiché in alcuni casi potrebbe invece rivelarsi essere un effetto positivo, non chiaramente visibile a prima vista. Può essere il caso del deficit nel bilancio degli Stati e su questo punto mi voglio soffermare. Il deficit di bilancio, negli Stati, è giustamente considerato un peso per l’economia del paese, ed è normalmente da evitare poiché si tratta di un debito a carico dei cittadini che presto o tardi dovrà essere pagato, e che più elevato è e più peserà a lungo sui cittadini e sulle loro future generazioni.
Nei casi dell’Italia e degli Stati Uniti si tratta di un debito gigantesco: per l’Italia sono oggi circa 1.800 miliardi di euro che, suddivisi per circa 60 milioni di cittadini fanno un debito di circa 30.000 euro a testa (ovvero, al cambio attuale di 1,5 dollari contro 1 euro farebbero, per gli italiani che vivono in Usa, circa 45.000 dollari a testa).
Per gli Usa invece il debito è attualmente di 12.100 miliardi di dollari che, suddiviso sui circa 307 milioni di abitanti, fa circa 39.400 dollari a testa.
Quindi la dimensione debitoria dei due paesi, presa pro-capite, è pressappoco simile, ma si tratta in entrambi i casi di un debito enorme, certamente preoccupante.
Tuttavia mentre il debito pubblico statunitense è cresciuto in modo esponenziale solo negli ultimi nove anni (a causa soprattutto di una folle politica di detassazione mantenuta anche in contemporanea alle ingenti spese delle guerre) che prosegue tuttora velocemente a causa degli impegni per fronteggiare la crisi, nel caso dell’Italia si tratta di un debito molto più vecchio, che la instabile e/o populista politica dei governi succedutisi negli ultimi venticinque anni non ha potuto o saputo fin qui risolvere nemmeno in parte.
E’ certo comunque, stando così le cose, che per un cittadino italiano, così come per uno americano, far nascere un bambino o una bambina e infilargli subito nel pannolone una cambiale da pagare di circa 30.000 euro o 40.000 dollari, non è di sicuro un buon modo per augurargli una vita serena.
Tuttavia una corretta politica di repulsione dall’indebitamento non deve far ignorare le particolari sollecitazioni derivanti da situazioni economiche congiunturali, e perciò, sul debito pubblico, va detto qualcosa di più, ad evitare di considerarlo una specie di maledizione da cui liberarsi al più presto e ad ogni costo. Il non far nulla sarebbe, per un responsabile dell’economia, un errore imperdonabile, che potrebbe costare alle future generazioni ancor più guai che l’aumentare il debito.
Su questo punto controverso (non tanto per i comuni cittadini, che in genere non se ne occupano, ma per i politici, cui spettano le scelte in economia e che spesso sono i primi a non sapere che pesci pigliare) si sono pronunciati recentemente economisti di chiara fama, come i premi Nobel Krugman e Stiglitz e il prof. Frank, per dire che il danno maggiore, in questa fase di recessione, sarebbe quello che deriverebbe dall’attuare adesso, subito, una politica di restrizioni che soffocherebbe ulteriormente l’economia già ansimante per la difficile fase congiunturale.
Oltretutto significherebbe ignorare una esperienza che è già stata fatta (purtroppo) negli anni ‘20 e ‘30 quando, al fine di terminare la fase degli eccessi e avviare un ciclo virtuoso, è stata immediatamente imposta una politica di rigore economico e monetario. Il risultato però è stato invece quello di generare un lunghissimo periodo di recessione, poi definito “depressione”.
Il debito pubblico, sia in Usa che in Italia, si è incrementato negli ultimi dieci anni circa quasi esclusivamente per scelte politiche (la conquista di voti e poltrone) e non per ragioni economiche. In Usa almeno metà dell’attuale debito pubblico, generato dal costo delle guerre in contemporanea alla sostanziosa politica di detassazione (soprattutto dei ceti più abbienti), si poteva evitare; e anche in Italia, nonostante il già elevatissimo livello del debito pubblico, si sono succedute politiche di detassazione demagogica (p.es. la completa eliminazione della tassa di successione e dell’Ici) e l’assunzione di nuovi debiti allo Stato (p.es. Alitalia) che si potevano, se le ragioni fossero state esclusivamente economiche, tranquillamente evitare.
Questi sono perciò i classici casi in cui l’aumento del debito pubblico ha motivazioni di natura quasi esclusivamente politica e sui quali doveva perciò scattare la scure del rigore. Invece non è stato fatto, sempre per ragioni quasi esclusivamente di interesse politico ed elettorale, producendo perciò un grave danno all’equilibrio economico-finanziario del paese e generando le cifre negative di cui sopra.
Ma è molto diverso il caso di quando il debito pubblico viene aumentato per avviare investimenti pubblici che possono generare migliaia di posti di lavoro i quali a loro volta generano maggiori consumi interni e rilanciano in modo diretto l’economia del paese.
Si tenga conto che aumentare i consumi in una fase economica già espansiva è consumismo (che spinge tra l’altro all’aumento dell’indebitamento privato), farlo invece in una fase di recessione è saggia politica economica, perché evita di far entrare l’economia in una spirale depressiva che può essere anche molto lunga e dolorosa, può arrivare a colpire tutte le fasce di reddito, non solo quelle delle categorie più povere, e può in definitiva mettere l’intero paese in una fase di sofferenza generalizzata dalla quale sarebbe sempre più difficile risollevarsi, soprattutto in questa fase nella quale la globalizzazione fa emergere nuove economie contro le quali diventa sempre più arduo competere.
Gli economisti hanno già fornito diversi esempi di questa casistica: gli investimenti sulle opere pubbliche, sulla ricerca e sulle incentivazioni all’occupazione sono un beneficio non solo per chi ne può godere direttamente ma, per effetto della circolazione della moneta e dei beni, diventa un beneficio per tutto il paese.
In questo senso quindi un oculato aumento della spesa pubblica non è da considerare negativamente in quanto produce subito nel paese quella ricchezza che non solo consentirà (con una politica fiscale oculata) di recuperare in fretta la maggiore spesa, ma anche di avviare per davvero, non appena sarà finita la fase recessiva, una seria politica di rientro dall’indebitamento pregresso.
Sotto il profilo dell’azione fiscale, più che ad un gravoso incremento della tassazione progressiva sulle fasce più abbienti occorrerebbe dare l’avvio ad una seria politica fiscale mirata a colpire soprattutto quelli che sono gli effetti perversi della crescita nelle transazioni economiche e finanziarie (gli inglesi le chiamano “Pigovian taxes” dal nome del suo ideatore, l’economista inglese Arthur Cecil Pigou).
Nella sostanza si tratta di disincentivare attraverso la tassazione quelle operazioni economiche e/o finanziarie che, se lasciate libere nel mercato, producono effetti dannosi alle economie.
Un esempio pratico di questo tipo di azione è stato negli anni passati la pesante tassazione delle emissioni di ossido di zolfo (che liberate nell’atmosfera producevano le piogge acide). La tassazione ha costretto le aziende a trovare nuove forme di combustione che hanno ridotto drasticamente quel tipo di emissioni.
Allo stesso modo si potrebbero (e dovrebbero) tassare pesantemente i guadagni delle operazioni puramente speculative in borsa. In questo modo, oltre ad attivare un importante introito per gli Stati (che troverebbero finalmente le risorse per diminuire il debito pubblico o per finanziare opere di utilità sociale), si metterebbe anche un consistente argine al riformarsi di quelle “bolle” speculative che ormai, con sempre più breve periodicità, mettono in affanno e a grave rischio le economie dei paesi più industrializzati