No alla privatizzazione dei trasporti pubblici

Sono in generale contro la privatizzazione dei servizi pubblici,
soprattutto quelli vitali come acqua, energia, sanità, istruzione,
trasporti.

Il motivo è semplice: un servizio pubblico non può permettersi di
fallire, come è concesso a un qualsiasi imprenditore privato, che se
sbaglia investimento e spende più di quello che guadagna, può
permettersi di fare bancarotta. Le conseguenze di tale bancarotta,
per quanto pesanti per l’impresa e per coloro che ci lavorano, non
ricadranno mai sulla comunità.

Il servizio pubblico no, non può permettersi di fallire, perché in
caso di problemi sarà comunque sempre coperto da una garanzia dello
stato. Come è giusto che sia.

Gli stati non sono poveri, lo sa bene il governo Monti che sta
salvando l’euro o l’Italia proprio tosando la ricchezza restante del
ceto medio, circa 20 milioni di italiani che nel 2012 e negli anni a
venire dovranno pagare salato il “lusso” di avere una casa o una
pensione e vedranno i prezzi moltiplicarsi a causa delle tasse
indirette, inique perché colpiscono tutti, ricchi e poveri.

Cosa succede se privatizziamo i trasporti pubblici e l’imprenditore
che li rileva fallisce?

Succede che l’imprenditore se la cava più o meno bene, se resta sul
lastrico può liberarsi di colpo di tutti i creditori, mentre lo
stato è costretto a intervenire coprendo le falle e il fallimento di
una gestione privata sbagliata. Quindi se l’imprenditore guadagna gli
utili sono suoi e dei suoi azionisti, ma se fallisce, i conti del
fallimento ricadranno sullo stato e dunque sulla comunità dei
cittadini.

Tutto ciò è fondamentalmente ingiusto.

Tanto vale che lo stato mantenga i servizi pubblici, anche perché
non si capisce come possano essere poco redditizi, se fanno gola alle
imprese private. E se dal servizio pubblico si possono anche ricavare
degli utili, perché noi, stato italiano, vogliamo regalarli a un
privato?

Tra i mezzi pubblici, il treno è quello che inquina di meno, chi
viaggia in treno da Napoli a Milano produce in media 31 kg di CO2,
contro i 76kg dell’automobile e i 115kg dell’aereo. Il treno dunque
inquina il 75% meno dell’aereo eppure il nostro governo non fa nulla
per promuovere questa forma di trasporto, anzi continua a punire chi
sceglie questo mezzo di trasporto.

E’ recente la scandalosa abolizione dei collegamenti ferroviari tra
la Calabria e il Nord Italia e la gravissima minaccia di
licenziamento di 800 lavoratori dei vagoni letto. E tutto ciò in
nome di una privatizzazione che non serve ai cittadini italiani,
distrugge occupazione, penalizza i viaggiatori e l’ambiente. Sembra
quasi che si faccia di tutto per scoraggiare il trasporto su ferrovia
a tutto vantaggio del trasporto su gomma e aereo.

A fronte di ciò si fa un gran parlare di alta velocità, proprio
mentre si affossa la rete ferroviaria vitale che non è certamente
solo il collegamento veloce tra Roma e Milano. E’veramente
paradossale che i collegamenti ferroviari anche con l’estero siano
stati progressivamente smantellati anziché potenziati. Solo venti
anni fa esistevano treni che collegavano direttamente  Roma con la
Germania, addirittura Ancona-Amsterdam. Ed erano servizi efficienti e
il viaggiatore veniva trattato con ogni cura, gli veniva persno
offerta la colazione gratis. Oggi le linee dirette con vagoni letto
sono state in gran parte abolite, anche se erano richiestissime.

Non si capisce perché il viaggiatore sia costretto a prendere
l’aereo anche per le tratte che potrebbero essere agevolmente
percorse in treno.

Invece di punire chi viaggia in treno nelle piccole e medie distanze,
lo si dovrebbe incoraggiare con incentivi e premiare la sua scelta,
più rispettosa dell’ambiente.

Certo il sistema ferroviario dovrebbe essere ristrutturato eliminando
sprechi e una gestione

inefficiente, e soprattutto la corruzione  che affligge le strutture
pubbliche, e che fa sì che la selezione del personale spesso
risponda a logiche clientelari e rappresenti soprattutto una
importante creazione di consenso per politici corrotti e imprenditori
disonesti.

Eliminando la corruzione alla fonte  potremmo finalmente selezionare
gli elementi migliori per le strutture pubbliche che potrebbero
funzionare al meglio e produrre servizi efficienti, lavoro,
ricchezza, occupazione.

Diciamo dunque no a una privatizzazione dei trasporti pubblici i cui
vantaggi per il cittadino e per le casse dello stato, nei paesi
europei in cui è stata realizzata, devono ancora essere dimostrati,
mentre gli svantaggi e i disservizi sono sotto gli occhi di tutti.

Potenziamo invece il trasporto di passeggeri e merci su ferrovia,
unico modo per rendere meno inquinante la mobilità e svolgere un
servizio utile per milioni di cittadini.

Economia , , , , , , , , , , , , , , , ,

Il vertice europeo del 9 dicembre e la perdita di sovranità dei parlamenti nazionali

Di silvia terribili

www.silviaterribili.org

 

Nuovo governo italiano

Dall’ultimo post che ho scritto molto è cambiato in Italia e sicuramente ci
rallegriamo di avere un nuovo governo composto da persone capaci ed
esperte, che non ci espongono al ridicolo a livello mondiale e che si
fanno rispettare e prendere sul serio in Europa.

Però la crisi monetaria e finanziaria è tuttora in corso e sta mettendo a
repentaglio uno dei valori più importanti della nostra società. La
democrazia, e cioè il potere legislativo assegnato a un parlamento
eletto dai cittadini  al quale viene affidato un incarico per un
numero limitato di anni e che deve rispondere direttamente ai
cittadini del suo operato.

 

Democrazia come valore irrinunciabile

Certo, la legge elettorale “porcellum” ha fortemente svuotato la
realizzazione concreta del concetto di democrazia in Italia, ma
questo non vuol dire che, dato che la democrazia (al momento) viene
applicata male, sia sbagliata di per sé, sia un concetto sorpassato
e che si possa farne a meno.

Dissento fortemente da questo concetto. Credo che la democrazia sia un valore
imprenscindibile, da coltivare, da custodire gelosamente e da
applicare giorno dopo giorno.

Chi ha un sistema migliore da proporre si faccia avanti.

Non c’è nessun sistema di rappresentanza migliore della democrazia
elettiva, e sta a noi scegliere i prossimi parlamentari o i partiti
giusti che difenderanno i diritti di 60 milioni di cittadini.

Accordo capestro UE del 9 dicembre

L’accordo raggiunto dai capi di governo della UE venerdì scorso 9 dicembre
rappresenta una preoccupante svolta storica nel senso che i 17 stati
hanno deciso di rinunciare alla sovranità dei loro parlamenti
sottoponendosi a  una rigorosa disciplina di bilancio che prevede
sanzioni automatiche in caso di superamento del fatidico 3% di
deficit rispetto al PIL. Se uno stato, per colpa o incapacità dei
suoi governanti, fa lievitare il debito pubblico oltre al 3% del PIL
(come ha fatto regolarmente Berlusconi nei suoi lunghi anni di
governo) la UE potrà intervenire punendo i cittadini italiani con
sanzioni che aggraveranno ulteriormente i pesanti tagli a stipendi,
pensioni, sanità, scuola, ambiente, politiche del welfare.

 

Perdita di sovranità dei parlamenti nazionali

Dunque i parlamenti nazionali perderanno la loro sovranità e i cittadini
saranno ulteriormente puniti, anche se lavorano, producono,
risparmiano e pagano le tasse. Tutto ciò è fortemente ingiusto.

A marzo 2012 i parlamenti dei 17 stati che hanno sosttoscritto
l’accordo, dovranno convincere i rispettivi parlamenti a ratificare
l’accordo stesso. Mi chiedo se i cittadini siano consapevoli di
questo grave passo che il nostro paese si sta accingendo a compiere,
senza nessuna garanzia che i veri responsabili della crisi, e cioè i
mercati impazziti e la speculazione sul debito pubblico, lo
strozzinaggio a danno degli stati per capirci, vengano in qualche
modo ridimensionati, disciplinati.  

Democrazia, sovranità, libero mercato

Dani Rodrik un economista di grande fama (autore tra l’altro di The
Globalisation Paradox, 2011) sostiene che la società oggi si trova
di fronte a un trilemma,  tra democrazia, sovranità e libero mercato
può salvarne solo due. In tal caso l’ultimo valori a cui credo si
possa rinunciare è la democrazia. Ma forse la soluzione potrebbe
essere rinunciare progressivamente a parte della sovranità dei
parlamenti nazionali a patto che questo porti a un aumento
progressivo della sovranità del Parlamento europeo, liberamente
eletto da 400 milioni di cittadini e possibilmente organizzato in
partiti europei e non più esclusivamente nazionali.

Stati Uniti d’Europa

Il sogno potrebbe essere lavorare alla creazione degli Stati Uniti
d’europa, basati sull’elezione democratica di un Parlamento europeo
che da vita a un governo europeo che attua non solo una politica
punitiva di bilancio, ma tutte le politiche di cui deve occuparsi un
vero governo che mette al primo posto i 400 milioni di cittadini e
soprattutto i più deboli tra di loro.

Per quanto riguarda il libero mercato ritengo che ne si dovrebbe
regolamentare il funzionamento, con adeguati paletti perché è
inaccettabile essere sgovernati da bestie feroci (così sono stati
definiti dal nostro premier Monti). Secondo me le bestie feroci non
vanno tenute libere senza guinzaglio nei nostri giardini pubblici a
pascolare tra i cittadini indifesi. Ritengo immorale non limitare lo
strapotere dei mercati speculativi che al momento ci impongono scelte
inique, aberranti e spesso irrazionali. Va bene l’austerità, ma ogni
sacrificio sarà inutile se i mercati continueranno a far evaporare i
nostri soldi faticosamente risparmiati.

Quindi per salvarci potremmo mantenere la democrazia al 100% e
progressivamente dimezzare la sovranità dei parlamenti nazionali
(per trasferirla però a Parlamento europeo) e l’impatto distruttivo
delle speculazioni finanziarie.

Gli economisti difendono i nostri interessi?

Ci dicono che non siamo esperti di economia ed è vero, ma quello che
abbiamo capito molto bene è che i nostri capi di governo  impongono
a milioni di pensionati e al ceto basso e medio già pesantemente
tartassato ulteriori punizioni, che sentiamo di non meritare perché
ci guadagniamo onestamente e con fatica il nostro pane e non siamo
responsabili degli investimenti sbagliati e dell’aumento esponenziale
del debito pubblico causato dai governi berlusconiani.

Perché i governi berlusconi hanno fatto lievitare tanto spaventosamente il
debito e perché i governi europei, non sono intervenuti prima?

Perché l’Europa è stata tanto sorda alla richiesta di aiuto che veniva dai
cittadini italiani che chiedevano una lotta al conflitto di
interessi, una politica fiscale equa? Abbiamo protestato per tanti
anni, ma nessuno ci ha mai ascoltato adducendo come motivo la non
ingerenza nelle politiche di un altro governo europeo.

Oggi però l’ingerenza non solo è autorizzata, ma diventa legge, e si
manifesta per il momento solo come forma di punizione, tagli agli
stipendi, alle pensioni, a tutte le politiche sociale, penalizzazione
del possesso della prima casa come se chi ha una casa dovesse
considerarsi ricco e spaventosi aumenti di prezzo anche per i beni di
prima necessità.

Per finire, la domanda: cosa fare? Penso che la cosa più importante sia
informare i cittadini di ciò che i capi di governo dei 17 paesi
dell’euro hanno deciso a Bruxelles e che i nostri parlamenti dovranno
ratificare. Per cominciare inviterei a segnarsi bene quali partiti
diranno di sì a questa legge che toglie sovranità all’Italia senza
offrire nulla in cambio (ad esempio lotta europea alla speculazione,
all’evasione fiscale, alla corruzione) e non votarli più alle ormai
prossime elezioni del 2013.

 

Una vera unione politica europea

Sono profondamente europeista e credo che dovremmo lavorare per realizzare
entro 100 anni una vera unione politica europea con un Parlamento con
poteri reali che difenda le politiche a favore di 400 milioni di
cittadini europei. Non credo che la via per la realizzazione degli
Stati Uniti d’Europa passi per lo strozzinaggio nei confronti dei
paesi che per colpa di governi inetti e di speculatori immorali hanno
fatto e fanno lievitare il debito pubblico a livelli stratosferici.

Le soluzioni sono altre: Tobin tax, paletti alla speculazione
finanziaria internazionale, lotta all’evasione e equità fiscale,
tagli alle esorbitanti e ingiustificate spese militari.

Pensiamoci.

 

Economia , , , , , , , , , ,

L’Italia è commissariata

Ormai è un dato di fatto. L’Italia è commissariata.
La prossima settimana una delegazione della UE e del FMI verrà a
controllare i nostri conti e a verificare il risanamento del debito
spaventoso che il nostro paese ha accumulato dagli anni 90 in poi.

Siamo storditi, non capiamo come sia possibile, milioni
di cittadini che lavorano, pagano le tasse, risparmiano e non si
sognerebbero mai di rischiare i propri risparmi in speculazioni o
investimenti rischiosi devono oggi sentirsi dire che abbiamo speso
troppo e che dobbiamo licenziare e tagliare i diritti perché i soldi
non ci sono più.

Sì perché questa è la ricetta che viene propagandata
dalla UE, tagli su stipendi, pensioni, ulteriore precarizzazione del
lavoro, smantellamento di servizi pubblici, della scuola, della
sanità, dei trasporti, della cultura, abbandono del territorio alle
catastrofi naturali come quelle che si stanno abbattendo in varie
regioni d’Italia.

E dire che basterebbe poco per avviare la
ricostruzione del nostro paese,
innanzitutto eliminare le
province, combattere seriamente l’evasione fiscale e l’elusione da
parte delle grandi aziende, ridurre gli stipendi dei parlamentari e i
vitalizi, ristatalizzare i servizi che abbandonati nelle mani dei
privati hanno tolto allo stato degli introiti fissi senza migliorare
in alcun modo la qualità e le prestazioni agli utenti. A livello
europeo (anzi globale) invece si dovrebbe introdurre la Tobin Tax,
che permette di frenare in qualche modo la velocità con cui i
capitali impazziti degli speculatori professionisti (gli unici che
lucrano sulla crisi finanziaria) migrano da un angolo all’altro del
globo seminando caos, bancarotte di interi paesi, disastri sociali.
La religione del libero mercato senza limiti e confini ci ha portato
a questo quadro globale di totale destabilizzazione. Vogliamo
ammetterlo, con sincerità a noi stessi? Vogliamo fare un passo
indietro?

Questo dovremmo dire alla UE, dateci una mano a
realizzare queste sacrosante misure per ridurre strutturalmente e
esponenzialmente il debito pubblico.

E invece no, siamo lì a parlare di inutili e
controproducenti liberalizzazioni e privatizzazioni
che non
miglioreranno di una virgola il disastro.

Anche perché se manca la crescita è perché i
salari ormai da anni stagnano
o addirittura vengono ridotti, il
precariato esplode e aumentano le tasse indirette come l’IVA. Come si
può pensare di incentivare i consumi se si riduce la capacità di
acquisto dei cittadini su larga scala? Qualche luminare dell’economia
dovrebbe spiegarmelo. Non si può sperare che la domanda sia
stimolata solo dagli acquisti delle sempre più ristrette classi di
privilegiati che si sono arricchite mentre milioni di cittadini si
impoverivano.

Questo è il paradosso del capitalismo. Permettere che
siano in pochissimi a diventare miliardari e tenere le masse al
limite della povertà o al di sotto. Un sistema simile non può
funzionare. Distruggere lo stato sociale è il modo migliore per
far fallire il progetto capitalista
di libero mercato senza
freni.

Ripensiamoci. Ispiriamoci al modello islandese dove,
dopo una bancarotta di fatto, un nuovo governo di sinistra si è
messo a lavorare sodo per ristabilire lo stato sociale, l’equità
fiscale e la solidarietà. Ricostruiamo il concetto di bene comune e
allontaniamoci dal modello capitalista che in nome del profitto
illimitato sacrifica il futuro di milioni di cittadini.

Economia

L’autunno caldo olandese

 

 

DOMENICA 20 NOVEMBRE: GIORNATA DELL’INDIGNAZIONE

L’UOMO PRIMA DEL PROFITTO - Siamo il 99%!

ore 14 Piazza Dam Amsterdam

 

I piani del governo Rutte e del partito esterno al governo che lo
appoggia rappresentano un attacco inaudito alle arti, alla sanità e
al benessere, all’ambiente, ai trasporti pubblici, ai pensionati, ai
disabili, a chi fruisce di indennità di sussistenza, a chi vive in
una casa in affitto, ai lavoratori, agli studenti, ai migranti e ai
rifugiati.

 

In questo modo il conto della crisi economica viene presentato ai
lavoratori e la base della società viene colpita da una montagna di
tagli. Il governo infrange il rapporto di solidarietà e alimenta la
polarizzazione tra i cittadini mettendo in conflitto i diversi gruppi
di popolazione.

 

Vogliamo rispedire al mittente il conto della crisi. Banchieri, speculatori e grandi imprenditori si sono arricchiti enormemente negli ultimi anni. Non è accettabile che la brama illimitata di profitto distrugga tutto ciò che è bello e fragile e svuoti la nostra democrazia.

 

La logica dei bonus per i ricchi e della crisi per il resto delle
persone incontra un’opposizione sempre maggiore che va dalle proteste di Occupy fino alle iniziative, manifestazioni e scioperi in diversi settori.

 

Il 20 novembre vogliamo mostrare la nostra indignazione contro i piani del governo e lanciare un appello per la solidarietà, la vera
democrazia e difendere il principio che l’uomo prevale sul profitto.
Insieme formeremo un grande 99% in Piazza Dam. Venite tutti e
partecipate con il vostro messaggio e la vostra iniziativa, anche tu
fai parte del 99%!

 

Per maggiori informazioni: http://www.heteherfst.nl/

Economia

Occupy Amsterdam !

Da sabato 14 ottobre la piazza della Borsa di Amsterdam è stata occupata dal
movimento Occupy Amsterdam che vi ha letteralmente piantato le tende
e realizzato un minivillaggio di proposta alternativo al modello
capitalista basato sull’assoluta libertà per il capitale di
annientare le economie dei paesi più deboli, smantellare sicurezze
sociali e diritti acquisiti, abbandonare i cittadini più deboli al
loro destino.

Occupy Amsterdam è un movimento assolutamente pacifico che si sta
estendendo anche ad altre città olandesi, i manifestanti sono in
prevalenza giovani, ma non soltanto, ci sono cittadini di ogni età e
provenienza sociale, tutti uniti nell’entusiasmodi manifestare per
una società più civile, più solidale, più rispettosa del prossimo
e dell’ambiente.

Oggi sabato 21 ottobre circa 2000 persone hanno percorso la città con
striscioni e slogan e hanno raggiunto la Banca d’Olanda,
circondandola simbolicamente. L’atmosfera era bellissima, con bambini
che lanciavano bolle di sapone, non c’è stato nessun incidente.

Sono molto in sintonia con le idee del movimento Occupy e riporto qui di
seguito alcune delle idee e misure proposte:

  1. Prendete i soldi dove ci sono, tassate i ricchi

  2. Il denaro esiste per l’uomo, l’uomo non esiste per il denaro

  3. Dagli anni ’80 sono stati abbandonati tutti gli strumenti in grado di
    tenere in qualche modo sotto controllo i mercati finanziari a
    livello globale

  4. i mercati finanziari devono essere al servizio dell’economia reale e
    non viceversa

  5. nell’economia reale viene prodotto il nostro cibo, vengono costruite le nostre case e viene prodotto tutto ciò che chiamiamo benessere

  6. I mercati finanziari non producono nulla, se non le bolle che
    continuamente scoppiano e producono danni di miliardi.

  7. I ricavati del sistema finanziario vanno sempre ai privati, ma quando
    il sistema implode, i danni e le spese ricadono solo sui cittadini

  8. Dividiamo le banche in casse di risparmio e banche per gli affari

  9. Introduciamo una tassa sulle banche in modo da far pagare un contributo ai corresponsabili della crisi

  10. Aboliamo i bonus elargiti nel mondo bancario

  11. Introduciamo la Tobin Tax sulle transazioni finaziarie

  12. Vietiamo la speculazione finanziaria

Economia

6 settembre 2011 Sciopero!!!!

 

Italia dei Valori Olanda aderisce con convinzione allo sciopero generale indetto dalla CGIL per il 6 settembre 2011 contro la manovra finanziaria del governo e per una contromanovra volta a combattere l’evasione fiscale e ridurre i costi della casta.

Riteniamo fondamentale schierarci in ogni occasione dalla parte dei cittadini e dei lavoratori colpiti da una politica economica che toglie ai poveri per dare ai ricchi.

In particolare chiediamo:

  1. un piano strutturale di lotta all’evasione e all’elusione fiscale

  2. un’imposta straordinaria sui grandi immobili

  1. una sovrattassa straordinaria sui capitali sanati con lo scudo ma non rientrati dall’estero

  2. una rimodulazione della tassa di successione

  3. una riduzione dei costi della politica, tra cui l’eliminazione delle province

  4. un taglio delle grandi opere ambientalmente devastanti

  5. taglio alle assurde spese militari

  6. contrasto alla delocalizzazione delle imprese obbligandole a restituire i contributi pubblici ricevuti

  7. una tassazione progressiva con aliquota al 45% per iredditi al di sopra dei 70.000 euro annui e al 49% per i redditi oltre i 200.000 annui.

Protestiamo fortemente contro le scelte del governo che:

  • attua nuovi tagli agli enti locali che si traducono in una riduzione dei servizi pubblici e un possibile aumento delle aliquote IRPEF a danno dei lavoratori dipendenti e dei pensionati

  • continua a tagliare sulla sanità

  • continua a tagliare sulla scuola pubblica

  • continua ad accanirsi contro i dipendenti pubblici

  • colpisce il sistema previdenziale e l’area della disabilità

  • predispone un obbligo oggettivo a privatizzare i servizi pubblici in spregio al risultato dei referendum

  • modifica l’art. 41 della Costituzione

  • è assolutamente incapace di una qualsiasi politica volta a ridurre il fenomeno del precariato che colpisce le fasce più deboli ed esposte come le donne.

In un momento di grave attacco speculativo nei confronti del nostro paese che cosa fa il governo?

Perché non intraprende nulla contro gli speculatori ?

Perché continua a imporre manovre che, con nuove tasse dirette e indirette colpiscono sempre e solo i lavoratori dipendenti, i pensionati, i giovani, le donne, i cittadini che pagano le tasse e non fa nulla per recuperare l’evasione fiscale o per ridurre seriamente i costi della politica?

Lamentiamo inoltre l’assenza di una politica di riconversione dell’industria nei settori veramente importanti per la società, e soprattutto nel campo delle energie rinnovabili e dell’agricoltura biologica, che potrebbero dare lavoro a centinaia di migliaia di persone e allo stesso tempo contribuire al risparmio energetico e alla riduzione dei gas serra.

Per tutte queste motivazioni, ci schieriamo al fianco della CGIL e dei lavoratori in una protesta che ci auguriamo coinvolga tutta la società la civile italiana, che in un momento di grave crisi finanziaria, ritrovi l’unità e l’entusiasmo per battersi pacificamente per un’Italia più democratica, più civile, più onesta.

Economia , , , ,

27 milioni di grazie !

27 milioni di grazie ai 27 milioni di italiani che hanno votato i 4 referendum!

Abbiamo ottenuto un successo straordinario, gli italiani hanno detto chiaramente che l’acqua deve restare pubblica, che le centrali nucleari non si fanno e che nessuno può essere più uguale degli altri davanti alla legge.

Oggi la festa è grande e nel nostro piccolo siamo molto orgogliosi di aver promosso i temi referendari da subito. Di averci creduto quando nessuno ci prendeva ancora sul serio.

Fortunatamente poi l’appoggio al Sì è diventato di massa e decine di milioni di i taliani si sono resi conto che sull’acqua e sull’energia non si scherza.

Un quorum del 57% non avremmo mai osato sperarlo. Un quorum che rende irrilevante (ai fini del computo della validità) il voto all’estero che non sarà però irrilevante in assoluto, visto che anche all’estero la percentuale di votanti sembra buona rispetto al fisiologico (purtroppo) maggiore astensionismo dei cittadini italiani che hanno il diritto di voto, ma rinunciano ad usarlo.

Oggi la vittoria è di tutti, anche dei tanti elettori di destra che si preoccupano del futuro del proprio paese, non dimentichiamo che anche da destra sono arrivati tanti sì, anche di politici importanti della maggioranza.

Un segnale chiaro, un 95 % di Sì, un fantastico quorum!

Grazie grazie grazie e da domani, impegniamoci seriamente per un programma energetico basato fortemente sulle rinnovabili da presentare alle ormai sempre più prossime elezioni.

Referendum , , , , , ,

Non possono togliere il diritto di voto a 3 milioni di cittadini

Il referendum abrogativo è uno straordinario strumento di democrazia diretta che va sostenuto in ogni modo. E’ l’unica forma di partecipazione politica diretta trasversale ai partiti e quindi ancora più importante perché investe il merito delle questioni.

I quattro referendum sono utili e importanti perché vogliono abrogare leggi che i cittadini ritengono ingiuste e anticostituzionali.

Secondo Margherita Genovese (in un articolo sul portale ItaliachiamaItalia) le centrali nucleari non si faranno se non le vuole il popolo. Ma il popolo ha già detto chiaramente nel 1987 che non voleva le centrali nucleari e tutti i sondaggi fanno sapere al premier che le centrali nucleari, soprattutto dopo Fukushima, non le vuole nessuno. Ciononostante il premier vuole a tutti i costi realizzare il suo programma nucleare.

Ai cittadini rimane dunque solo il referendum per spiegare chiaramente al governo che il nucleare gli italiani non lo vogliono. E che quindi il governo non può obbligarci a costruire centrali nucleari contro la nostra volontà.

Lo stesso vale per la privatizzazione dell’acqua. Danneggia i cittadini e serve solo a permettere maggiori profitti alle grandi aziende che si aggiudicheranno le concessioni. Per i cittadini la privatizzazione significherà solo aumento esponenziale delle bollette, servizio più scadente senza nessun vantaggio. Solo con il referendum noi cittadini possiamo impedire che venga privatizzata la più importante risorsa per gli esseri umani.

Per finire il legittimo impedimento. E’ una legge ingiusta tuttora in vigore almeno in parte che rende il premier più uguale di tutti gli altri cittadini. Chi è indagato è obbligato a recarsi davanti al giudice a farsi giudicare, come tutti gli altri. Non c’è nessun motivo per cui un cittadino dovrebbe essere esonerato dai suoi obblighi di fronte alla legge.

Per finire vale la pena sottolineare che in virtù dell’art. 75 della Costituzione, un referendum abrogativo nazionale è valido solo se si raggiunge il quorum del 50% + 1 degli aventi diritto al voto.

Pertanto, se ai 3 milioni di elettori italiani all’estero viene tolto di fatto il diritto di voto, questi 3 milioni non possono entrare nel computo del quorum necessario a rendere valido il referendum.

Naturalmente se 3 milioni di cittadini verranno defraudati del loro diritto di voto, si renderà necessaria una class action per violazione di uno dei diritti fondamentale dell’uomo.

Ma questo sarà un passo successivo. Il primo passo indispensabile, se le schede votate all’estero dovessero essere malauguratamente annullate (speriamo di no, ma ci prepariamo al peggio) sarebbe quello di escludere i 3 milioni di italiani all’estero dal computo del quorum.

Chiediamo ai nostri rappresentanti in Parlamento di sostenere la difesa del nostro diritto di voto, che ci verrebbe vergognosamente tolto nel momento in cui le nostre schede votate venissero annullate.

Referendum , , , ,

Referendum nucleare, si va avanti per abrogazione totale legge

Il Governo vuole fare un “colpo di mano” per “truffare gli italiani”. Lo ha detto il leader di Idv Antonio Di Pietro durante una conferenza stampa alla Camera, commentando l’emendamento del Governo con cui si blocca il piano per l’energia nucleare. “Il governo tenta ancora con un colpo di mano di truffare gli italiani. Ha appena presentato una modifica che vuol far passare come un emendamento per fermare la costruzione delle centrali nucleari. Se così fosse, ne saremmo felici, vogliamo esattamente questo”. “Il Parlamento però – ha precisato – non deve giocare a rimpiattino, né deve farlo il governo. Perché nella proposta odierna, quando si va a inserire questo emendamento, non dice che viene abrogata l’impostazione nucleare dell’acquisizione di energia, ma viene semplicemente posticipata la localizzazione degli impianti. La produzione di energia nucleare resta. Non giochiamo a fare i furbi. State vedendo che la partita è persa e volete fermare la partita”. Ha aggiunto Di Pietro: “Dite: è vero, abbiamo fatto un errore nel prevedere il ricorso all’energia nucleare per l’acquisizione di energia. La paura fa novanta, siccome avete paura che il referendum sul nucleare trascini con sé un altro referendum prettamente politico, quello sul legittimo impedimento, volete fermare il treno referendario sul nucleare”. Dunque, “la nostra proposta sarà un immediato subemendamento in cui si chiede tout court l’abrogazione della legge”.

Energia , , , ,

23 aprile Festeggiamo la Pasqua commemorando le vittime di Tchernobyl

Sabato prossimo, 23 aprile, vigilia della Festa di Pasqua, si commemora in tutto il mondo la catastofe di Tchernobyl e si chiede il progressivo abbandono dell’energia nucleare a favore del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili.

In tutta l’Olanda sono in programma iniziative e manifestazioni di commemorazione e di protesta contro il programma nucleare del governo olandese.

Ad Amsterdam organizzeremo una piccola azione informativa/educativa/ludica presso il più importante mercato cittadino in cui chiederemo ai passanti di soffermarsi sulla dislocazione delle centrali nucleari in Europa, disegnate su una grande mappa e visualizzare, in caso di incidente grave, il rischio di contaminazione radioattiva in altri stati europei a seconda della direzione del vento.

Un paio di noi indosseranno una tuta bianca con il simbolo della radioattività e segneremo per terra un quadrato di zona contaminata.

L’iniziativa parte dalle associazioni ambientaliste www.laka.org, www.stopkernenergie.nl.

Approfitto dell’occasione per ricordarvi che a giugno si vota per corrispondenza per i 4 referendum. Quattro importanti SI contro il nucleare, contro l’illegittimo impedimento, e per il mantenimento dell’acqua pubblica.

Non lasciamoci sfuggire questa occasione unica di riprenderci in mano il futuro: acqua pubblica, energie rinnovabili e risparmio energetico, e un fortissimo NO all’illegittimo impedimento che rappresenta un evidente stravolgimento del principio di uguaglianza i tutti i cittadini di fronte alla legge.

www.youtube.com/idvolanda

www.idvestero.org

Energia , , , , ,