Appello a Alexis Tsipras e agli eletti

Vorrei lanciare un appello a tutti coloro che hanno sostenuto e votato la Lista Tsipras:

Chi vuole sottoscrivere il presente appello può comunicarlo su questa pagina?

https://www.facebook.com/groups/553843931396724/

 

 

 

Chiediamo a Alexis Tsipras e agli organizzatori, coordinatori e eletti della lista Tsipras:

 

1.

Di indicare prima possibile chi andrà a rappresentarci nella GUE. Di decidere internamente chi è il rappresentante migliore, basandosi esclusivamente sulla meritocrazia, la conoscenza approfondita dell’inglese e la capacità di difendere il nostro programma in un contesto di politici professionisti.

 

2.

Di uscire definitivamente dalla logica della rappresentanza di correnti. Chi non viene eletto come europarlamentare può sempre diventare assistente del parlamentare e rafforzare il pluralismo interno del gruppo. C’è bisogno di tutti e tutti dobbiamo collaborare per rafforzare questo nascente partito europeo.

 

3.

Di convocare a luglio 2014 un congresso di fondazione del partito della Sinistra Europea in Italia.

 

4.

Di cominciare a costruire una struttura di partito simile e quella di tanti altri partiti di successo della Sinistra Europea. Smettiamola di demonizzare la forma –partito- in sé, metodo sfruttato da chi ha sempre combattuto la battaglia anticasta per poi contribuire alla rottamazione di tutte le opposizioni e approdare alle castissime del sistema neoliberista delle larghe intese.

Elezioni Europee 2014 , , ,

16 good reasons to vote for GUE-NGL

Ecco 16 buoni motivi per cui andare a votare e votare per la lista Un’altra Europa con Tsipras (oppure l’SP per chi vota i candidati olandesi visto che a sinistra a livello mondiale c’è piena sintonia su questi obiettivi politici)

Sia la lista Tsipras che l’SP fanno parte del gruppo europeo di sinistra GUE-NGL che con il vostro voto può diventare il terzo gruppo per grandezza nell’europarlamento. Non lasciamoci sfuggire quest’occasione di rafforzare la sinistra europea.

  1. Cancellare il Fiscal Compact e Patto di cosiddetta Stabilità e Crescita
  2. Incentivare la riduzione e l’eliminazione dei debiti privati (e non fissarsi solo solo sul debito pubblico che non è vero debito, ma spesa indispensabile per mantenere una società civile per tutti i cittadini)
  3. Creare le possibilità per un’uscita di sinistra dall’eurozona per i paesi le cui economie, esportazioni e domanda interna vengono distrutte dai cambi fissi
  4. Controllo democratico sull’operato della BCE
  5. Netta suddivisione delle banche tra banche d’affari e banche che offrono credito
  6. Divieto di commercio di derivati e divieto di high frequency trading
  7. Promozione a livello europeo dell’agricoltura e allevamento biologico, esente da pesticidi e OGM. Obbligo di indicare la presenza di OGM nei prodotti
  8. Tassa sulle transazioni finanziarie
  9. NO alla privatizzazione di beni comuni, acqua, energia, rifiuti, e di servizi vitali come trasporti, poste, sanità, scuola
  10. Difesa e promozione della piccola e media impresa (a carattere familiare)
  11. Stop al ruling
  12. Promozione del trasporto pubblico e del trasporto su ferrovia anziché su strada anche per le merci
  13. Reintroduzione di tassa su chi produce CO2
  14. Introdurre norme molto più restrittive sulle polveri e sulle nanoparticelle, introdurre penali per le amministrazioni che non ne riducono la concentrazione
  15. Promozione e cooperazione a livello europeo nel campo della produzione di energie rinnovabili come sole, vento, maree, gradiente termico, risparmio energio, riciclaggio e compostaggio rifiuti organici, utilizzo della bicicletta anziché di automobili e scooter.
  16. Difendere a spada tratta a livello mondiale la neutralità del web e renderla obbligatoria per legge

 

Elezioni Europee 2014 , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Another Europe with Tsipras, people first!

Dear friends,

Also in Holland with strongly support the movement Another Europe with Tsipras (Un’altra Europa con Tsipras).

This is the official site of Alexis Tsipras

http://www.alexistsipras.eu

this is the site of Un’altra Europa con Tsipras

http://www.listatsipras.eu/

We have also a FB pagina

https://www.facebook.com/groups/553843931396724/

We simply require a 100% Social Europe. A Europe where all citizens have the same rights and the same access to essential goods  and nobody has to suffer poverty and unemployment.

We are not going to sacrifice social rights in a social Europe because some financial oligarchies in Europe ask us to.

First of all we have to think how we are going to help countries with a less developed social system to reach the quality of the better states. For no reason we can abandon the good social system for the worse.

We require a 100% Social Europe.

 

People first!

Elezioni Europee 2014 , , , , , , , , , ,

L’Altra Europa con Tsipras

Il Manifesto

 

Il programma di Alexis Tsipras per le elezioni del 25 maggio

Nell’accettare la candidatura alla Presidenza della Commissione Europea, Alexis Tsipras ha indicato le sue priorità politiche, e proposto un piano in dieci punti contro la crisi. Questo documento rappresenta la piattaforma politica attorno a cui si è raccolta la lista italiana L’Altra Europa con Tsipras, che verrà approfondita e integrata nelle prossime settimane in un confronto aperto e partecipato.

L’Unione Europea sarà democratica o cesserà di esistere”, afferma Tsipras: “Per noi, la democrazia non è negoziabile”. Il documento sottolinea la necessità di “superare la divisione fra Nord e Sud dell’Europa”, e definisce così il sogno dell’Europa che vogliamo: Un’Europa al servizio dei cittadini, invece che un’Europa ostaggio della paura della disoccupazione, della vecchiaia e della povertà. Un’Europa dei diritti, anziché un’Europa che penalizza i poveri, a beneficio dei soliti privilegiati, e al servizio degli interessi delle banche.

Per costruire questa Europa – la nostra Europa – il documento di Tsipras indica tre priorità politiche:

  1. Porre fine all’austerità e alla crisi, con gli strumenti indicati nei 10punti del piano

  2. Avviare la trasformazione ecologica della produzione, per rispondere alla crisi ambientale e dare priorità alla qualità della vita, alla solidarietà, all’istruzione, alle fonti energetiche rinnovabili, allo sviluppo ecosostenibile

  3. Riformare le politiche europee dell’immigrazione, rifiutando il concetto di “Fortezza Europa” che alimenta forme di discriminazione, e garantendo invece i diritti umani, l’integrazione, il diritto d’asilo e le misure per la salvaguardia dei migranti, costretti ad affrontare viaggi in cui è a rischio la loro stessa vita

I contenuti principali del Piano in dieci punti contro la crisi sono:

– la fine immediata dell’austerità, “una medicina nociva somministrata al momento sbagliato”, che ha portato al primato di 27 milioni di disoccupati in Europa e all’ingiustizia di intere generazioni derubate del loro futuro

– un programma di ricostruzione economica, finanziato direttamente dall’Europa tramite i prestiti a basso tasso d’interesse, e centrato sulla creazione di posti di lavoro, sullo sviluppo di tecnologia e infrastrutture

– la sospensione del patto di bilancio europeo (Fiscal Compact), che attualmente impone il pareggio di bilancio anche ai paesi in gravi difficoltà economiche, e che deve invece consentire gli investimenti pubblici per risanare l’economia e uscire dalla crisi

– una Conferenza europea sul debito, simile a quella che nel 1953 alleviò il peso del debito che gravava sulla Germania, e le consentì di ricostruire la nazione dopo la guerra

– una vera banca europea, che in caso di necessità possa prestare denaro anche agli stati e non solo alle banche, e che fornisca prestiti a basso tasso di interesse agli istituti di credito, a patto che accettino di fornire credito a costi contenuti a piccole e medie imprese

– una legislazione europea che renda possibile tassare i guadagni che derivano dalle operazioni finanziarie, oggi fiscalmente colpite molto meno del lavoro

Per rendere possibile questo cambiamento, afferma Tsipras, “dobbiamo influenzare in modo decisivo la vita dei cittadini europei. Non vogliamo semplicemente cambiare la attuali politiche, ma anche estendere l’interesse e la partecipazione delle persone alla politica, fin nella stesura delle leggi europee. Per questo dobbiamo creare un’alleanza politica e sociale più ampia possibile”.

La crisi dell’Europa non è solo economica e sociale, è anche crisi di democrazia e di fiducia. A questa crisi noi possiamo e dobbiamo rispondere, con “un movimento per la costruzione democratica di un’unione che oggi è solo monetaria”.

Per ricostruire l’Europa – conclude Tsipras – è necessario cambiarla. E dobbiamo cambiarla adesso, perché sopravviva. Mentre le politiche neo-liberiste trascinano indietro la ruota della Storia, è il momento che la sinistra spinga avanti l’Europa”.

per maggiori informazioni:

www.listatsipras.eu

Elezioni Europee 2014 , , , , , , ,

Radio Onda italiana presenta
Liberalaradio a cura di SilviaTerribili
lunedì 24 febbraio 2014
dalle 20 alle 21.00

 

Stasera parliamo di
Crisi dell’euro, politiche economiche, indebitamento e fiscal compact

con Roberto Marchesi, esperto di macroeconomia,

e blogger del Fatto Quotidiano

 

qui potete ascoltare il programma

 

http://www.salto.nl/streamplayer/wereldfm_ondemand.asp?y=14&m=02&d=24&t=2000&s=0
Radio Onda Italiana

La radio che avvicina

Radio Onda Italiana , , , , , , ,

Maggio 2014, Si vota per eleggere il nuovo Parlamento europeo

 

Maggio 2014, Si vota per eleggere il nuovo Parlamento europeo

Non perdiamo l’ultima occasione per cambiare le politiche europee

 

Non ripeteremo mai abbastanza quanto sia importante esprimere il proprio voto per eleggere un nuovo Parlamento europeo che deve essere sempre di più il legislatore d’Europa.

Non dobbiamo accettare passivamente di essere governati da organismi e istituzioni non elette da nessuno come la Commissione Europea o la Banca Centrale europea o meno che mai i mercati finanziari, le decisioni politiche devono essere prese dal Parlamento europeo che noi ci apprestiamo a rieleggere.

Purtroppo a volte i nostri stessi parlamenti nazionali adottano regolamenti europei che danneggiano le economie dei singoli paesi come ad esempio il Fiscal Compact o il MES di cui ho ampiamente parlato in passato.

Perché il Fiscal Compact è una legge sbagliata?

Perché impone all’Italia, ma anche ad altri paesi periferici d’Europa, di ridurre il rapporto tra debito e PIL al 60% entro 20 anni.

Dato che il rapporto debito/PIL in Italia è del 130% e visto che la crescita del PIL è negativa, si prevede che comunque nei prossimi 10/15 anni l’Italia dovrà trovare ogni anno circa 45 miliardi di euro per rispettare questa regola che il Parlamento italiano ha accettato. Questi 45 miliardi potrebbero essere di meno se improvvisamente noi diventassimo più competitivi della Germania. Ad esempio abbassando i salari dei lavoratori del 30%. Mi chiedo quanti sarebbero disposti a guadagnare di colpo il 30% in meno continuando a pagare  tasse sempre maggiori e con il costo della vita sempre in aumento. E’evidente che la battaglia della competitività con la Germania non si può vincere in questo modo.

La prima domanda che sorge spontanea è: perché PD e PDL, UDC e i sostenitori di Monti hanno approvato nel 2012 il Fiscal Compact, questa regola europea praticamente impossibile da rispettare?

Ricordiamo che alla Camera e al Senato Italia dei Valori e la Lega Nord hanno invece votato contro il Fiscal Compact.

Chiediamo dunque ai politici di PD e PDL  di spiegarci perché hanno preso questa decisione nefasta per l’Italia. E chiediamogli soprattutto di spiegarci perché dovremmo votarli di nuovo, visto che hanno creato al nostro paese un danno di proporzioni inimmaginabili.

Il mio consiglio di voto: in tutta Europa votate partiti che aderiscono al gruppo delle sinistre europee GUE-NGL, l’unica garanzia di una rappresentanza europea di sinistra, dalla parte dei cittadini e non delle oligarchie finanziarie.

 

 

Suggerimenti di lettura:

http://www.leggioggi.it/2012/07/20/camera-dei-deputati-semaforo-verde-per-fiscal-compact-e-mes/

http://web.rifondazione.it/home/index.php/economia/10747-ratificato-il-fiscal-compact-e-ora

Elezioni Europee 2014 , , , , , , , , , , ,

Per un’uscita ordinata dall’euro

NRC Handelsblad 18 novembre 2013 Eliminare l’euro in un tranquillo weekend?

 

Per un’uscita ordinata dall’euro

 

Ormai sono tanti gli economisti di fama internazionale che parlano di un’uscita ordinata dell’euro.

A volte come di cosa impossibile, altre volte indicando modi e possibilità, e soprattutto sottolineando che restare nell’euro, in questo euro, imporre questa moneta unica a 17 paesi con economie completemente differenti è un fattore di rischio e destabilizzazione degli stessi mercati oltreché di drammi umanitari come quelli che si stanno consumando in Grecia e in altri paesi periferici dell’eurozona.

Tutti vogliamo portare avanti il sogno di un’Europa unita, civile, in cui i cittadini possano liberamente circolare, arricchirsi umanamente e allargare i propri orizzonti culturali.

Non crediamo in un’Europa del più forte, dei mercati espansionistici che vedono gli altri mercati come regioni da colonizzare, alle quali imporre le proprie regole senza alcun confronto democratico. Non crediamo in un Europa in cui le decisioni vengono prese da oligarchie finanziarie lontane dalla vita quotidiana di 500 milioni di cittadini. Non crediamo in un’Europa che blocca di fatto la crescita di un’economia sostenibile, basata sullo sviluppo delle energie rinnovabili come solare, eolico, maree, risparmio energetico, trasporto pubblico, trasporto passeggeri e merci su rotaia anziché su gomma, rifiuti zero.

Come uscire dall’euro? La domanda è complessa ed è indispensabile fare un’analisi seria e storica di come siamo arrivati a questo punto partendo dagli shock per l’economia italiana che sono stati l’ingresso nello SME con i cambi fissi e soprattutto il divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia del 1981. L’esplosione del debito pubblico italiano è iniziata da lì.

Invito caldamente i lettori a leggere e studiare il volume, Il tramonto dell’euro di Alberto Bagnai, ed. Imprimatur. E’veramente utile per capire che cosa è successo all’economia italiana ed europea e perché un’uscita ordinata dall’euro è preferibile alla crisi permanente in cui si trovano centinaia di milioni di cittadini e piccole e medie imprese.

Avanti con l’Europa dei cittadini, della democrazia, dei diritti, della cultura, del libero scambio.

Un passo indietro su una moneta unica sempre più insostenibile.

Economia , , , , , , , , , , , , , ,

Come uscire dalla crisi

Vi invito caldamente a leggere la Controfinanziaria n. 14 di Sbilanciamoci!: le proposte su come uscire dalla crisi tagliando le spese sbagliate, aumentando le tasse sui ricchi, tutelando i diritti e il lavoro. Oltre a quelle sul futuro dell’Ilva, la politica industriale, la produttività.

Presentato a Roma il XIV Rapporto di Sbilanciamoci! su: “Come usare la spesa pubblica per i diritti, l’ambiente, la pace”. Il Rapporto, oltre ad analizzare criticamente le politiche del governo italiano e di Unione e Commissione europea – formula 94 proposte specifiche e dettagliate, in una “manovra” da 29 miliardi di euro.

La filosofia della controfinanziaria n. 14 è opposta a quella delle politiche neoliberiste e di “austerity”: per fronteggiare la crisi bisogna investire nel rilancio dell’economia, nella redistribuzione della ricchezza e in un nuovo modello di sviluppo sostenibile e di qualità. Per far crescere la torta bisogna prima fare delle fette più eque per tutti.

Il testo della Controfinanziaria di Sbilanciamoci si trova qui:

http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/2013-ecco-la-vera-agenda-15684

Economia , , , , , , ,

Rafforziamo l’Unione delle Sinistre Europee GUE-NGL

Progetto per l’Europa

Elezioni europee giugno 2014

Le elezioni europee del 2014 sono una tappa importante per poter rafforzare il progetto di un’Europa sociale e solidale, ben diversa da quella attuale, depressa dalla crisi e dalla recessione e in balia dei capricci dei mercati e degli speculatori.

Abbiamo bisogno di costruire una vera sinistra europea che si faccia interprete degli interessi dei cittadini delle classi medio-basse di tutti gli stati membri e metta paletti ben precisi allo strapotere dei mercati e del settore finanziario.

Vogliamo una sinistra europea che si impegni a risolvere in maniera strutturale i problemi causati dal capitalismo finanziario.

Impegniamoci in tutta Europa a votare e far crescere la GUE-NGL e i partiti e movimenti che in essa si riconoscono. Rafforziamo la cooperazione internazionale.

Per quello che riguarda l’Italia, proponiamo la creazione di una lista unica che comprenda tutti i partiti e movimenti di sinistra che si oppongono al neoliberalismo con le seguenti caratteristiche:

  • massima cooperazione a livello internazionale
  • candidature scelte esclusivamente tramite primarie di tutti gli iscritti con anzianità di almeno sei mesi e serio e provato attivismo politico di base.
  • massimo spazio ai giovani e alle donne

Mi auguro che Azione Civile, Rifondazione Comunista, Idv e altri partiti e movimenti si facciano promotori di questo progetto per l’Europa che racchiude in sé tutto il meglio di Rivoluzione Civile con una sola grande differenza sostanziale. Le candidature per le europee non saranno decise a tavolino dagli apparati e dai signori delle tessere (come è purtroppo avvenuto tra gennaio e febbraio) ma saranno decise dalla base attraverso primarie di tutti coloro che sottoscrivono attivamente il progetto.

Credo che IdV debba scegliere prima possibile se restare nell’ALDE e quindi dalla parte dei difensori del libero mercato, delle banche, delle istituzioni finanziarie e dei capitalisti oppure collaborare a questo progetto di Europa sociale e dei cittadini e rafforzare il gruppo GUE-NGL.

Personalmente non ho rinnovato la tessera a IdV proprio perché non condivido la scelta di restare nell’ALDE, perché ritengo che il neoliberalismo e il capitalismo finanziario siano le cause principali della gravissima crisi in cui ci troviamo e le politiche di austerity imposte dai liberali abbiano colpito solo i cittadini e le classi più deboli anziché portare a un riequilibrio dei conti.

Per finire vorrei sottolineare l’importanza di una legge finanziaria che ci aiuti a ridurre gradualmente l’indebitamento e a tale scopo segnalo le ottime proposte di Sbilanciamoci, (www.sbilanciamoci.org) che se venissero attuate, comporterebbero ogni anno risparmi strutturali di decine di miliardi di euro.

Europa dei cittadini , , , , , , , , , ,

Statalizziamo il sistema bancario

Statalizziamo il sistema bancario

 

 

E’assolutamente urgente statalizzare le banche prima che vadano in bancarotta.

 

Il principio è semplice. Tutte le imprese che non possono fallire devono essere sotto lo stretto controllo dello stato, altrimenti si rinnova in eterno il paradosso che i profitti di quelle imprese sono privati, mentre le perdite vengono socializzate.

 

Questo sistema è inaccettabile.

 

Se si vogliono correre rischi d’impresa, bene, ma ciò deve avvenire con i soldi dell’impresa e non con quelli dei cittadini.

 

Se una banca d’affari investe male e perde tutto, deve poter andare in bancarotta senza chiedere aiuti allo stato. Se quella banca è troppo grande per poter fallire, allora deve essere una banca pubblica, con un controllo democratico sui suoi bilanci, senza bonus spropositati ai dirigenti e con un dividendo che fluisce direttamente nelle casse dello stato.

 

A questo punto ci chiediamo seriamente che cosa aspetti il governo italiano a statalizzare la MPS, fare un’inchiesta serissima e trasparente su chi ha sbagliato, quando e come e punire i responsabili di quella catena di errori. Tutto ciò prima che milioni di contribuenti italiani debbano versare nuove tasse per salvare la privata MPS praticamente in bancarotta.

 

Ma per capire meglio analizziamo ciò che è avvenuto negli ultimi anni in Olanda in seguito al fallimento della banca d’affari Lehman Brothers.

 

Tre banche sono state salvate dallo stato quando erano praticamente a un soffio dalla bancarotta:

ABN AMRO (30 miliardi di euro), ING (10 miliardi di euro) , SNS Reaal (3,7 miliardi di euro)

Con il risultato che il debito pubblico è salito dal 45% nel 2008 al 74% nel 2013.

 

Le motivazioni di quei fallimenti sono diverse, in ogni caso si trattava di investimenti sbagliati e rischiosi, sicuramente avallati colpevomente da chi avrebbe dovuto controllare i conti di quelle banche. I sontuosissimi bonus ai banchieri oggi vengono pagati da una durissima austerity imposta ai cittadini.

 

La privatizzazione dei servizi pubblici considerati sono troppo grandi per fallire, è stata un grande fallimento. La Postbank e la Nationale Investeringsbank ma anche le Ferrovie olandesi (Nederlandse Spoorwegen) hanno funzionato ottimamente fino a quando sono state privatizzate.

 

Alcuni obiettano che se si statalizzano le banche, alcuni banchieri potrebbero andarsene all’estero. Ci chiediamo se sia così importante trattenere nei nostri paesi queste banche-Tchernobyl che hanno già ampiamente dimostrato di non essere in grado di reggersi autonomomamente sulle proprie gambe, banche che vengono a bussare a quattrini agli stati, facendo gonfiare a dismisura il loro indebitamento, ma che trattengono tutti gli utili per sé.  E’proprio indispensabile tenersi tutte queste banche private capaci solo di creare bolle, che quando scoppiano creano disastri alle economie in tutto il mondo? Banche che non aiutano minimamente l’economia rimettendo in circolo i capitali versati dai risparmiatori?

 

Non la vogliamo chiamare statalizzazione delle banche? Il termine non ci piace? Chiamiamola good governance del sistema bancario. Ma pensiamoci seriamente. Se una banca è too big to fail, deve essere statalizzata.

Economia , , , , , , , , , , , , ,